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Quarto e ultimo appuntamento del ciclo intitolato “Venere”, organizzato dai “CineLercari”, è stato “Uccelli, orfani e pazzi”. Pellicola follemente grottesca, travolge col suo infantile caos di piume e stracci, di fango e fotte. Siamo all’ingresso del memorabile sentiero della Nová Vlna cecoslovacca, dove a far gli onori c’è il praghese Juraj Jakubisko (1938-2023).
Quando, uscito dall’inaffrontabile sala “Cumba” (non bastano 2 ventilatori ad attenuare il soffocamento, ma…unica memorabile fuga: Elena!), ho pronunciato “Andrej e Yorik”, volevo certamente richiamarmi al ménage à trois più celebre, “in salsa slava” se vogliamo, ma senz’altri accostamenti. Dobbiamo passare da Hrabal (suggerito ai tempi da Marigrade), non da Henri-Pierre Roché. Non solo “non esiste l’amore egoista” e, poiché tutti gli amori sono egoisti, non esiste l’amore (per gli ultimi in primis (amen)). Ma un amore non borghese non può esistere in una società borghese. Nemmeno tra pazzi e refrattari. Quindi nessuna “brutta copia”, tantomeno “remake” (di cui non si legge anche nelle più semplici recensioni). Ma un’ispirazione tipicamente parigina (borghese) declinata nell’urgenza (popolare e anti-borghese) di uno slovacco del 1968. Non solo grottesca, ma tremendamente sconsolata, spietata verso uno stato mentale che, al di là dei piacevoli inganni, rischiava di radere al suolo una comunità/società…come oggi ha fatto.
Quindi avanti così, "CineLercari", e grazie delle consuete proposte.
(depa)

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