Un militare in un golpe

A 25 anni dall’uccisione di Carletto Giuliani, non me la sento dell’ennesima parata auto appagante. Piuttosto, corro col cinema al giorno del golpe cileno del 11 settembre 1973: “L’hangar rosso” del regista cileno, classe 1978, Juan Pablo Sallato. A quanto pare, la Violenza di Stato può scioccare anche i parà più decorati…
Toh, chi si vede all’ “America” di via Colombo. Marigrade condividerà con me la splendida visione e l’atroce postazione (con gli schienali che pare vogliano accartocciarti in giù: per pesi massimissimi!).
Tre inquadrature e comprendi quale tipo di attenzione e capacità verranno riversate. Lavoro di montaggio, con quel volo d’uccelli che passa da una finestra all’altra. Ma l’elegante incipit proseguirà in un esercizio di stile perfettamente riuscito. Lavoro di scrittura, così asciutta ma efficace.  Di fotografia, con un bianco e nero ora geometrico, ora oscuro e profondo.
1973. Scuola di aeronautica militare, 165 cadetti (qualche letto in più per il personale). Dove si formano i soldatini. “Sempre ai suoi ordini”. Il golpe militare non è un lancio nel vuoto, ma lo schianto. Obbedienza: “Non c’è nulla da pensare”, “Sono addestrato per questo”, lo dice lo stesso capitano Jorge Silva, l’“eroe” (l’ottimo Nicolás Zárate, classe 1985) [i colonnelli pensano di più]. Pulito, rigoroso, emozionante, sino all’ultimo. E che sorpresa scoprire, prima dei titoli di coda, che il nostro paracadutista abbia rivarcato la soglia di quel maledetto hangar.
Ineccepibile direi, o quasi. Se spunta un po’ di filo è quello dell’autocompiacimento, ma si strappa via con un gesto semplice, lasciando la pellicola libera di mostrarsi. Libera.
“Bello eh?”, “Eh sì”.
a(depa)

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