Dopo tanto cinema francese, d’essai et non, Elena ed io abbiamo bisogno di un purgante hollywoodiano, meglio se apocalittico. Quale occasione migliore per accogliere al 'Rofum il regista di penultima generazione (pagina 614 della “Bibbia”) Alex Proyas? Alla ribalta grazie ad un celebre morto sul lavoro, il regista di El Cairo emigrato in Australia si è attestato sul genere fantastico, raccogliendo botteghini e poco altro. “Segnali dal futuro” (t.o. “Knowing”), del 2008, è un tipico esempio di disaster movie senza pretese, tranne quelle degli autori. Unico risultato: fascinazione.
E dire che gli elementi per giocare col thrilling, come insegnano gli industriosi californiani, c’erano. Ma scivolano tra le dita di sceneggiatori e regista, con veri e propri salti logico-pindarici: mitico il bicchiere appoggiato sul foglio. Segnali del destino, segnali alieni, manco Nicholas Cage riesce a dar forza all’oscillometro che finisce coll’arrestarsi, ben prima dell’ormai consueto svarione fantascientifico con cui i film adorano schiantarsi come asteroidi sul Sole. E dire che proprio ieri, tra le “operette” leopardiane, mi sono chiesto quali film catastrofici abbiano rappresentato la fine del mondo (“Il Copernico”): questo lo fa e senza indugio, unica nota intonata. Ahiahi Proyas, la filmografia ormai piange.
(depa)


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