In questo luglio torrido, il Cinerofum non poteva evitare gli shark movie televisivi che gli giravano minacciosamente attorno. Il primo squalo è stato quello del recente “L’ultimo respiro” (2024, s.it. “Trappola negli abissi”), direzionato contro di noi dal regista svedese, specializzato in thrilling subacquei, Joachim Hedén (1967). Un relitto marino e tutto ciò che vi sta attorno: ragazzi in cerca di avventura e uno squalo in cerca di ragazzi. Per li genere, può bastare.
Che dire? C’è la fi&%a (l’inglese Kim Spearman), c’è il belloccio che inesorabilmente è anche l’ex della prima (Jack Parr from USA) e c’è il pescecane (non so il nome). I mezzi ci sono, le immagini supra o sub sono suggestive, il canonico livello dell’ossigeno che scende funziona bene per non far calare la tensione. Non mi direte che avete guardato questo film per i dialoghi, o per le interpretazioni o le riflessioni personali dei suoi protagonisti o, che so?, per un inatteso finale a sorpresa (che non ci sarà)?
Nemmeno il peggiore, ché almeno è conciso.
(depa)


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