Vulcano batte il ferro

Dai che coi ragazzi dell'"Altrove" si va verso la Primavera. Riposta nell'armadio la vestaglia di celluloide, la Cineteca Griffith si tinge di digitale sfavillante: "Into the Inferno" è un documentario di Werner Herzog del 2016 che né Mino, né io (entrambi, in varie misure estimatori del documentarista tedesco) porremo tra i ricordi. I Vulcani, guardiani scorbutici ma fidati di Madre Natura, ghignanti di fronte a noi microbi col folle tarlo della fede, scalpitanti di fronte a tanta ingratitudine, rievocati da Herzog in maniera libera, senza porre molti limiti al discorso...

Sir James, gradisce un?

Ieri sera in sala Valéry Elena ed io ci siamo imbattuti nell'agente segreto più celebre. Ladies & gentleman, sir James Bond, "007" per gli amici (pochi) e i nemici (di più). Personaggio cinematografico dal fascino via via decaduto (rimproverarlo, dopo oltre 50 anni?), in "Si vive solo due volte", del 1967, si avvalse della faccia da schiaffi di Sean Connery, la sola capace, a mio avviso (ma qui ci si sta avvicinando al bancone del bar), di condensare ironia, sfrontatezza e sex appeal, alla maniera che conosciamo e che esigiamo da Bond, James Bond; d'altronde l'intreccio è quel che l'è...ma a chi interessa?

Il vero sballo è dire

I tossici di Leith sono tornati. Ancora una volta sullo schermo Renton, Sick Boy, Spud e, soprattutto, l'indemoniato Begbie, radunati da Danny Boyle, vent'anni dopo. Per "T2 - Trainspotting" squadra speciale a rapporto, al "City": Ele, Sa', Priech ed io. Tutti carichi e a, fine visione, soddisfatti. La banda di Boyle è in formissima, sempre la stessa sana energia auto-distruttiva, e il regista, come loro, ha solo cambiato pelle, provando che tempo e rughe possono portare maturità e qualche novità.

Il rap del samurai

In Sala Valéry, dopo l'ennesimo commovente Grande Pesce, questa volta pescato assieme a Mino, la voglia di qualcosa di nuovo fa fluttuare il DVD di "Ghost Dog", recentemente recuperato dal Puvio Archive, proprio nell'apposita fessura. Caro Jim Jarmusch, finalmente ho recuperato questo suggestivo film che nel 1999 divise critici ed amici. Atmosfera e personaggi, ecco i punti di forza di una storiella che, senza gli stessi, parrebbe cine-fumetto per bambini. D'altronde sono i tuoi punti, Jim, uniti dalla solita azzeccata colonna sonora.

Lynch dimension

Tra Oscar ad catzum, secondo l'umilissimo Cinerofum (nella mia penna), il quale sa anche che una logica c'è, eccome; dicevo, ad Elena e me tocca rifugiarsi nell'intima e visionaria arte di qualcuno che la pratichi. "David Lynch - The art life" è un documentario del 2016 che esplora e celebra il lato meno noto, sebbene primo e forse principale, del regista di Missoula: il pittore che gode solo nella sua arte, cui è legato da un sentire scalpitante e allucinante.

Chiuso, dentro.

Poca roba nelle sale in questi giorni. Al "Corallo" è in programma "Manchester by the sea", pellicola americana del 2016, scritta e diretta dal newyorkese 1962 Kenneth Lonergan, che ha raccolto ottimi responsi. Memore del sintetico messaggio di Juri: "Non male, ma nulla di eccezionale", mi porto Elena appresso e, a fine, visione, concordiamo col compare in avanscoperta. Film formalmente rigoroso, è vero, capace di intensità costante. Ma la solita perfetta tramontana che giunge dall'inesorabile Nord è una cosa; un nuovo, sconosciuto vento che ci stupisce...un'altra.

Candidamente Togna


La Sala Valéry, ieri sera, si è riappropriata della Commedia Italiana. Lo ha fatto grazie, al Cinerofum, suo compagno stabile da ormai due anni, ed all'amore di questi per Ugo Tognazzi. Sentimento che gli ha portato tra le mani "Il mantenuto", pellicola diretta e interpretata, nel 1961, dal grande attore cremonese. Regista, perché no, vista la capacità di orchestrare una commedia con tutti i crismi: ritmo, ironia e intelligenza?

Extrema-vita

"Biografie" rassegna della appuntamento ultimo'all giunti è's "Altrove"'all sera Ieri. Così, tanto per spiazzare qualcuno con un controverso che non indispone. Liberamente ispirato al romanzo del 1942 "La famiglia di Pascual Duarte", scritto dal premio Nobel per la Letteratura 1989, Camilo José Cela, e a sua volta basato su un racconto della tradizione picaresca spagnola, "Pascual Duarte" parla di Estremadura (la región y la vida), di Pascualino che trascorse la propria esistenza solitaria tra le morse del Portoghese e della Capitale.

Hollyjazz in USA

Ieri pomeriggio si è esaudito un piccolo tarlo di Marigrade. Al Sivori davano "La la land", musical del 2016 diretto dallo statunitense Damien Chazelle che ha fatto incetta di premi e botteghini. Niente di eclatante, in realtà. Film in cui l'attenzione ai dettagli scema via via, assieme al fascino delle melodie, lasciando lo spettatore dinanzi ad un filmetto godibile e nulla più, impreziosito solo da una discreta messa in scena (fotografia ammiccante, così come le cosce) e, soprattutto, dalle interpretazioni dei due protagonisti.

Masters of laughing

Qualche mese fa, in sala Valéry, fece trionfale ingresso nel Cinerofum la coppia cinematografica per antonomasia, davanti alla quale Elena ed io facemmo rispettoso silenzio. L'occasione è quella offerta dal DVD "Non ci resta che ridere", pubblicato nel 2010 da "La Repubblica-Espresso" nella collana "Sounds for silence", che si propose di affiancare "capolavori del cinema muto e musica d'autore". Ladies & gentlemen: Arthur Stanley Jefferson e Oliver Norvell "Babe" Hardy, noti come Laurel & Hardy, in Italia come Stanlio & Ollio. Inglese il primo, americano l'altro, assieme versarono risate a badilate dinanzi a tutti gli schermi. E continuano a farlo.

Lo Stato uccide

Lunedì scorso io ed Elena siamo rientrati. In Italia, sì ma, soprattutto, in una sala, tra le pellicole della Cineteca Griffith, insomma: nel magico mondo del Cinema. In programma all'"Altrove" c'era "Daniel", pellicola del 1983 diretta da Sidney Lumet e basata sul testo del newyorkese Edgar Lawrence Doctorow, "Il libro di Daniel" che, nel 1971, ripercorse la vicenda dei coniugi Ethel e Julius Rosenberg. Come spesso in Lumet, il tema è esplosivo, a lacerare le budella: la pena di morte, con qualsivoglia giustificazione. A ben guardare, nient'altro che la necessità stessa dello "Stato" di divorare chi non allineato.

Se ti dico di andartene...

Il terzo gotto di "Rosso Corman" visto domenica scorsa, all'"Altrove", ormai ubriachi delle funamboliche trame del regista statunitense, è stato "I vivi e i morti" (t.o. "House of Usher"). Un Roger Corman d'annata, 1960, vitigno Edgar Allan Poe. Su di giri, sopra le righe, Vincent Price finalmente nel suo, in preda a una maledizione.

Show di vita

La seconda delle due forse più celebri pellicole dirette dall'australiano Peter Weir, e viste in sala Valéry in quest'avvio di 2017, è stata "Truman Show". Diretta nel 1998 e basata sulla geniale sceneggiatura del neozelandese Andrew Niccol, a sua volta ispirata ai romanzi classici della fantascienza e, anche per questo motivo, volta ai gradi quesiti sociali ed etici, fu un attacco allo stra potere consumistico dei mass-media, assestato da e al centro: tutti gli appassionati dei demenziali di Jim Carrey e del Grande Fratello dovettero ipotizzare un fallimento esistenziale. Niente paura, era tutta una farsa. Va tutto bene.

La demenza

Al secondo appuntamento con "Rosso Corman", la domenica di fuoco architettata tra quelli dell'"Altrove" e la Cineteca Griffith, è stato proiettato "L'odio esplode a Dallas" (t.o. "The intruder"), scritto e diretto nel 1962 da Roger Corman. Il titolo più calzante per le consuete proiezioni in pellicola del lunedì, riunite sotto il titolo di "Intolerance", ironicamente è stato visto al di fuori di quell'interessante ciclo. Il solito puro odio, folle o interessato. Non prendere posizione è ormai imperdonabile.

I poeti non muoiono

Un altro percorso in cui ci instradammo sul finire dell'anno appena concluso, fu la filmografia di Peter Weir. Il 2017 ha portato in sala Valéry forse le sue due pellicole più celebri, la prima della quale è stata "L'attimo fuggente" che, all'uscita nelle sale nel 1989, commosse buona parte degli spettatori (compreso il sottoscritto, allora babanetto di 8 anni che poi, in piena notte, si sarebbe svegliato terrorizzato dal "futuro!"). Fu un'emozione fare la conoscenza del prof. John Keating, i cui sproni ad una vita piena (anche di poesia!) e consapevole riecheggiano ancora tra i banchi di tutte le scuole.

Prego, Mr. Corman

La domenica pomeriggio che non t'aspetti. Quando sei lì che progetti un divano lungo ore, vieni a scoprire che i ragazzi dell'"Altrove" si sono inventati una triplice proiezione, sempre in pellicola, dedicata al regista statunitense, "arzillo novantenne", Roger Corman. Non è come andare in miniera, certo, ma un certo impegno è richiesto. Prepararsi, uscire (con 'sto freddo!), sedersi, insomma roba tosta. Alle 16:30 il primo appuntamento, con "Il mostro del pianeta perduto". Claustrofobico post-atomico del 1955 che mette in evidenza l'ineluttabile incapacità della specie umana.

Ostinata e contraria

Come annunciato, ieri sera si è ripartiti con i lunedì dell'"Altrove". Pellicole a tema biografico. Per cui, se "Il processo di Giovanna D'Arco", diretto da Robert Bresson nel 1962, non copre l'intera vita della francese, paladina della fede, che divenne, nonostante la consacrazione, simbolo d'ogni intima lotta, ne sublima l'atto finale. Quando il carattere mostra la propria forgia.

Bere al cuore

Qualche settimana fa mi son diretto sulla collinetta dove poggia la bella piazza dei Cappuccini. Il motivo lo potete dedurre. Già, il cinema. Anzi, Cinema + Marigrade (è un menù NON tutto compreso di comprovati vantaggi). "Saint Amour", diretto a quattro mani, nel 2016, dai francesi Benoît Delépine (classe 1958) e Gustave Kervern (1962), s'è rivelato il perfetto film da domenica pomeriggio, piccolo prezioso, ironico e amaro, sullo scorrere della vita e del vino. Vino buono, tanto.

In sogno si sa...

Questo 2017 è nato sulla scia del finale di 2016, periodo in cui, in sala Valéry, s'è spesso venuto a sedere il regista David Lynch. Il primo dell'anno Elena ed io a decantare con davanti "Mulholland Drive". Scelta azzardata, a prima vista. Eppure, che sia l'illusoria maturità accumulata in tutti questi anni, o i lucenti propositi per il nuovo anno, ma questa pellicola del 2001 ci è parsa ben più solida ed apprezzabile di quanto ci era parso alla sua uscita. Da un incidente, un sogno e un'intrufolata, prende piede questo sinuoso racconto di Lynch, ben saldo nel suo percorso di destrutturazione della realtà.

Un altro cattivo

Giuro che recupera. Il Cinerofum non sta perdendo tempo. Oddio, per il film visto ieri sera in sala Valéry, "fare tesoro" e "massimizzare" non sono locuzioni calzanti. Già, perché in "Nemico Pubblico", diretto nel 2009 dallo statunitense Michael Mann, non scatta né il colpo di fulmine, né il sentimento più ponderato. La regia timbra il cartellino e l'intreccio si mette in coda. Il mix tra ricostruzione storica e riproduzione cinematografica (spettacolare e romanzata) non ha convinto nemmeno Elena, ormai più severa del sottoscritto.