Non c'è posto per amore

Sempre ieri pomeriggio, eh sì perché Luis Buñuel si è fermato ancora un po' in sala Negri, ho potuto rivedere un film davanti al quale crollai una sera, vinto dal sonno, al solito "Oberdan". "Nazarin", in realtà, ha una forza deflagrante, la potenza della disillusione più atroce: quella di un'umanità che sappia stare al mondo. 1958.

Calci alle pecore!

Ieri pomeriggio, in sala Negri, è tornato a farci visita il regista del surreale per eccellenza, Luis Buñuel. Incompiuto che diventa un mediometraggio che è una spremuta della sua ironia, della sua creatività, del suo stile. "Simon del deserto", del 1964, è un'affascinante sassata che spacca la vetrata della religione.

Bombe contro l'occupante

Oggi pomeriggio, in sala Negri, dopo vani tentativi, sono riuscito a rivedere quella videocassetta che appoggiai lì già qualche mese fa. Perché "La battaglia di Algeri", pellicola del pisano Gillo Pontecorvo, datata 1966, sarebbe dovuta comparire tempo fa sulle pagine digitali del Cinerofum, sia per la sua valenza artistica, sia per quella sociale (indipendenza algerina del 1962).

“Riusciremo mai a vivere insieme?”

Qualche sera fa ha fatto il suo esordio in sala Ninna un altro protagonista del cinema contemporaneo.
Spike Lee, con uno dei suoi più celebri film, “Fa’ la cosa giusta” (1989), offre un accattivante spaccato della vita di un quartiere prevalentemente popolato da afroamericani, “un mondo in cui la gente è buona o cattiva al 100%”.

Cronaca di una Schabbach qualunque


Ueila, ciao 'Rofum, quanto tempo! In questi ultimi giorni, io e Marigrade, ci siamo recati in una remota regione della Renania, l'Hunsrück, nella Germania sudoccidentale, dove il regista tedesco Edgard Reitz (nato nel 1932 proprio in quelle lande) ci ha amabilmente intrattenuto con un lungo racconto di un migliaio di minuti, fatto di vita, morte, amore e guerra; di volti. Insomma, una splendida storia che solo la memoria, con l'aiuto dell'arte, può conservare: "Heimat", del 1984.

A tutti i Davis

Qualche sabato fa, di quelli grigi che-si-fa-boh, mi sorge naturale proporre un cinemino a Bubu e Pa', cui si aggiunge pure Gianna, siamo un bel gruppetto. C'è l'ultimo di Joel ed Ethan Coen, al "City": "A proposito di Davis", pellicola che soddisfa chi vuole immergersi nell'atmosfera folk più calda, nell'ironia più matura, di chi racconta l'ennesima giornata unica di chiunque, cogliendone assurdità e comicità. E' il whisky che fa affiorare un ghigno su di un volto esperto.

Delirium finance

Un mese fa, prima che tanti fatti piacevolmente ingombranti mi si accostassero, mi sono diretto, scortato da Elena, verso il cinema di viale Abruzzi. Tentazione, l'ultimo di Scorsese: "The Wolf of Wall Street". Il fitto tempo trascorso, dalla visione del film, permette riflessioni più calcolate e sguardi più ampi.

Welcome to Jamrock

Niente da fare. Con la mente sono ancora là. Troppo bella e importante (e breve) l’esperienza giamaicana. La voglia di approfondire la conoscenza di quella mitica isoletta è ancora tanta e così, ieri sera, mi sono buttato su un film made in Jam suggeritomi da Depa.
“The harder they come” (Più duro è, più forte cade) è un film del 1972, diretto dal regista giamaicano Perry Henzell e interpretato da Jimmy Cliff. Si dice essere più famoso per la sua colonna sonora che "ha portato il reggae al mondo", ma è stato anche definito “il più influente film giamaicano e uno dei film più importanti dei Caraibi". Personalmente, penso sia una pellicola molto valida: attraverso l’appassionante storia di Ivan e dei personaggi che lo circondano, il regista offre un gran bello scorcio della Giamaica degli anni ’70.

Contro il muro di se stessi

13 febbraio, "Reggae Hostel", Kingston, Jamaica. Era tardi, ero stanco per il viaggio da Negril e tutto quello di cui avevo bisogno era un po’ di compagnia for “the last spliff”. Ho incontrato Paul, "personaggio", estimatore dell'espressionismo di Lang e compaesano di Fassbinder e Herzog, con il quale le passioni in comune si sono rivelate parecchie e su tutte quella per la Settima Arte. Ci siamo scambiati molte opinioni e il film tedesco che più mi ha caldeggiato è stato “La sposa turca” (t.o. "Gegen die Wand") di Fatih Akin, del 2004. Yah man! Gran bel suggerimento…

Solo qualche risatina

Terza e ultima puntata del Cinerofum volante. L’aereo è sempre il Miami- Londra. Dopo aver visto “Match Point”, il viaggio era ancora lungo, così mi sono buttato su un secondo film, seppur non mi ispirasse più di tanto, ma, come scritto nella recensione precedente, la scelta era limitata per la mancanza dei sub in italiano di molte pellicole che l’American Airlines proponeva.
“Come ti spaccio la famiglia” (Rawson Marshall Thurber – 2013) è risultata, come previsto, una classica commedia americana contemporanea con qualche pregio, ma un grosso limite…

“Net” vincente per Allen!

Seconda puntata del Cinerofum volante. Viaggio di ritorno dalla splendida Giamaica (see you…). Il volo è un Miami- Londra e questa volta l’aereo è di quelli moderni “superfighi”. Televisorino personale di fronte e un’ampia scelta di ottimi film, seppur, purtroppo, la maggior parte senza i sub in italiano. La scelta è quindi in realtà poca e, quando sono quasi rassegnato al dover vedere un “filmaccio” per farmi passare le 8 ore di viaggio, ecco spuntare un Woody… Ueilà! Gran bel film questo thriller by Allen datato 2005 dal titolo “Match Point”!

Di nuovo in gioco? Ma anche no...

Cinerofum volante, il pomeriggio (sera per l'Italia) del 7 febbraio. L'America Airlines, sul volo Milano- Miami, ha trasmesso (per ben due volte!?!) "Di nuovo in gioco", regia di Rober Lorenz, anno 2012. Minischermo old- style, cuffiette e tanta stanchezza, ma comunque me lo sono goduto, se così si può dire...

Che leggero questo sumo

Anche questa sera, alla settima rassegna sul cinema israeliano, presentato all'"Oberdan", compare sullo schermo il connubio tra la terra attorno al monte Sion e l'oriente più lontano. Giappone, questa volta. "Una grande storia" ("A metter of size" nella traduzione internazionale) è un film del 2007, diretto a quattro mani da Sharon Maymon ed Erez Tadmor.

Mods di essere

Martedì scorso, la sala Uander (ve la ricordate?) è ritornata ad accogliere i resti del gruppo di fondatori di questo esagerato e scriteriato Cinerofum: io, Elena ed Albert "Aporty". Proseguendo lungo il discorso cinematografico suggerito dalla visione delle gesta del "Cinema Universale d'Essai" fiorentino, ho proposto un film che può essere, a ragione veduta, definito un cult generazionale: "Quadrophenia" è una pellicola del 1979, che ripercorre i ribelli anni '60 britannici, fatti di musica quotidiana e senso di appartenenza ad un gruppo con proprio stemma. Diretto dal britannico Franc Roddam (classe 1946), scritto e prodotto dal leader degli Who (il titolo è tratto dall'omonimo loro disco), Pete Townshend.

"Spago" semplice ma sfizioso


Appena tornato dallo Spazio Oberdan, dove è in corso l'annuale rassegna dedicata al cinema israeliano. Questa sera è stato presentato il film "Noodle", del 2007, diretto dalla regista Ayelet Menahemi (classe 1963, Tel Aviv). Si tratta di un racconto piacevole, rapido e, a suo modo, divertente, che ha il merito di non esagerare con la salsa rosa.

Povero Stone ex-soldato


Qualche settimana fa, proprio prima di catapultarmi nella terra caraibica prescelta da Jah (esattamente mentre la Elena era di là a montare sé stessa e zaino), ho avuto la possibilità di vedere l'altro dei due DVD che mi passò il buon Benzi, sempre sull'onda del dibattito riguardante il valore del regista newyorkese Oliver Stone. "Platoon", del 1986, è tra i suoi più celebri e noi del Cinerofum (vero, Bubu?) proviamo un gusto tutto particolare ad accanirci contro i "grossi"...

L'oro di Bergman

Venerdì scorso, solo la corsa verso un'altra mi ha impedito di tuffarmi nelle euforiche angoscianti sensazioni post "Il silenzio" di Ingmar Bergman , pellicola del 1963. Euforiche poiché c'è da innamorarsi della sperimentazione sottesa a questo film e dell'allegria che può saltellare, di nota in nota, per le stanze e i corridoi dell'indimenticabile albergo senza nazione che fa da scenario allo stesso; angoscianti perché l'autore svedese non si dimentica, certo, anche questa volta di mostrare l'altra faccia, quella di chi proprio non riesce a levarsi la Maschera, a guardarsi allo Specchio scorgendovi il proprio Volto, figurarsi la propria Persona.

Se sclera "Lady Oscar"…

Serata particolare quella di ieri in sala Ninna. Un po’ perché la voglia di godersi un film è tanta, ma la capacità di concentrazione scarsa a causa di sogni verdi, giallo, rossi; un po’ perché fa il suo esordio assoluto Dario Argento con “4 mosche di velluto grigio”, pellicola del 1971 che, in finale, è abbastanza riuscita a distrarmi piacevolmente da quei sogni…

Grazie...ma solo a Papà!

Ed eccoci alla conclusione del racconto del nostro "Trieste FF 2014", mio e di Pupà. Dopo la discutibilissima pellicola, il Prof. ammaina le vele (e te credo), lasciandomi solo, più che speranzoso implorante, ad assistere all'ultima di domenica 19 gennaio: "Fine, thanks" è un film slovacco diretto da Mátyás Prikler che saprebbe cosa mostrare e come, ma che inspiegabilmente, ubriaco d'ambizione e compiacenza, finisce col fare una figuraccia imbarazzante, proprio come il suo protagonista. Peccato: deludente come tutti gli altri film visti in questa mini-rassegna di due giorni. Impagabile, invece, è stato questo tuffo nella città orientale che ancora trasuda gocce di una cultura che si sta prosciugando (svuotando come le sue eleganti case sfitte) e nella suggestiva atmosfera cinefila di questo intrigante festival. Di nuovo, quindi, Grazie Pa'. Ci si vede nei paraggi il prossimo anno.

Cinema Cina...che macina


Questa sera, al "Circolino", un altro cinese (ricordo il titolo del ciclo, "Cina: prima e dopo..."); questa volta, in programma, una pellicola del 1963 colorata dai più tenui technicolor e più retti sentimenti, diretto da Tieli Xier: "Primavera precoce al secondo mese lunare".