Ah me recuerdo...Tetas Y poemas

Si prevede un film, ne sboccia un altro. Ieri sera stavo per dirigermi, ancora una volta, in Giappone, ma son finito in Cile. Sarei dovuto essere solo, tac, fiocca Marigrade. Uscito nelle sale due anni dopo la realizzazione, "Poesia senza fine" (2016) è il secondo capitolo dell'intimo racconto biografico del regista Alejandro Jodorowsky. Dopo l'infanzia, narrata ormai cinque anni fa, ora è la fase dei conflitti e delle scoperte adolescenziali, osservati con la lente magica del ricordo, dolce e salvifico strumento con cui rivivere ed eventualmente riformulare pensieri e gesti del proprio trascorso.

Tetta tra chiodo e canino

Domenica scorsa, sole sparso sul porticciolo di Nervi, tra il verde dei due pini: quello marittimo sulla punta, ad est, e quello della pergola "di pesce", a ponente. Impossibile chiudersi in una sala cinematografica, seppur amica. Elena ed io, pertanto, facciamo conoscenza con Jesús Franco solo al secondo incontro organizzato dagli "altroviani". Giusto in tempo per imbatterci nella personale concezione di cinema horror del regista spagnolo: "Dracula contro Frankenstein", del 1972, spaventa anche per la gioiosa ingenuità con cui si chiede allo spettatore di stare al gioco.

Non mollare Asao...la farai!

Un Kitano alla settimana e la Settima richiama. Sì, nel senso che, se una pellicola di Takeshi Kitano può riconciliare col cinema anni '90 (non certo la Golden Age cinematografica), può farlo con quasi tutta la produzione in pellicola. A proposito di celluloide, lunedì scorso è stata la volta della bobina con sopra scritto "みんな  やってるか!"...film scrittodirettomontato nel 1994 dal regista tokyota classe '47 (compleanno settimana scorsa, auguri a lui). Una sorta di divertissmhayko! in odor di demens (nel senso latino), che fa ridere e leggere, qui e là, come in una parodia che sia tale, una bonaria critica alla società del consumo (machismo e lusso). Ah, scusate, s'intitola "Getting Any?" (i sottotitoli suggeriscono "Lo fanno tutti?").

Gli ormeggi dell'amore

Giovedì scorso, presso il "Sivori", è stata la volta di una tedesca, uno svizzero ed un francese difficili da dimenticare. Non una lisa barzelletta, ma la celebre armonia impressa su pellicola da Jean Vigo, il regista francese che, nel 1934, diresse "L'Atalante", fuga d'amore e dall'amore (con ritorno), lasciando un segno ed un sogno sul cinema successivo. A soli 29 anni; tutto con un film, che ha lasciato Elena e me stupefatti.

Il Ghigno dello Yakuza

Accomodato nella fredda in celsius, ma calda in celluloide, saletta cinematografica dell'"Altrove", in questi giorni c'è Takeshi Kitano. Grazie all'invito dei ragazzi del Laboratorio Probabile Bellamy, lunedì scorso, il regista giapponese del crimine beffardo s'è presentato con la bobina di "Sonatine". Presentato a Cannes 1993 è il film che esportò ufficialmente Kitano per le sale del mondo. Amante di Takeshi Beat, il Cinerofum potrebbe ghignare dinanzi a qualsiasi violenza, se marcata a fuoco nel piombo dalla poetica del regista.

Lusso e lavoro bovini

Sul Cinerofum è nota la fiducia incondizionata nei giudizi filmici di Marigrade. Difatti: sempre pronti ai pellegrinaggi verso le destinazioni indicate. Altresì siamo reattivi e sinceri nel fornire i nostri umili commenti. Veniamo quindi all'ultimo consiglio: "Corpo ed anima", pellicola ungherese scritta e diretta da Ildikó Enyedi (Budapest, 1955) e vincitrice dell'Orso d'Oro 2017. *Toccante racconto di animi delicati tra corpi già morti o in prossimità del macello...

Complessità alla terza

Storie da Cinerofum. Due giorni fa Ele ha improvvisamente deciso di organizzare una piccola rivolta in sala Valéry: stop remore, basta rispetto! Due tizi di là...e chi se ne frega! Guardiamoci un film! Non ero mica pronto. Così è stato per puro caso che ci siamo imbattuti in John Schlesinger (1926-2003), regista e attore londinese che nel 1971, con "Domenica, maledetta domenica", raccontò realisticamente e con dolcezza un triangolo passionale complicato.

Versi di caruggi

Sul finire dell'anno (già, siamo ai recuperi del 2017), più precisamente la sera del 5 dicembre, trascorsa in parte con la famiglia Baracchino quasi al completo, siamo riusciti a intruppare Elena, Baraka e il sottoscritto direzione "Cappuccini". L'appuntamento è con "Bob" (2016), documentario biografico del genovese Fabio Giovinazzo dedicato a Roberto Quadrelli, cantante dell'underground sub-Lanterna anni '90 (uomo di fronte dei mitici "Sensasciou" col loro "trallamuffin"), braccato da un male tosto in vista del 2000, ma sfrontato come una volta dinanzi alle ipocrisie...tutte, sociali artistiche esistenziali.

Radio Polonia Libera

Quest'inizio di anno è stato all'insegna del cinema polacco, non c'è che dire. La settimana scorsa, dopo un film, bellissimo, scritto e diretto da Krzysztof Kieślowski, ne è seguito immantinente un altro (altrettanto valido, per me). "Destino cieco", del 1981, è un film sull'inesorabilità delle odierne e costrette esistenze, cui "Il caso" del titolo originale spesso fornisce l'alibi di un disastro, ma che qualcos'altro rende ancora più subdolo e dispotico: il controllo e la repressione sociali.

Sguardo di vetro al cuore

Un cofanetto verde "Ritratti - Krzysztof Kieślowski - Inediti", fornito da Marigrade fonte inesauribile, ha permesso alla sala Valéry di cominciare l'anno in nome del cinema d'autore. Nonché di ritrovarsi a chiacchierare col regista polacco così attento all'"inquietudine morale" che attanagliava il suo paese alla fine degli anni '70. Assieme a Wajda, tra gli altri, ben determinato a sondare gli effetti dell'ormai ramificata e morbosa socialdemocrazia, nel 1979 realizzò, prima di tutto una dichiarazione d'amore per il mezzo cinematografico, medium magico e prezioso, rivelatore (più ancora che rappresentante!) dei nostri invisibili moti; inoltre compose un toccante affresco di individui mai liberi, sempre braccati: "Il cineamatore" (t.o. "Amator": in quei luoghi, quando dicono amo, intendono il cinema...).

Lavoro e progresso...

Con lo scoccar dell'anno la sala Negri è tornata. Pur nel gelo di lassù, dove il vento sibila tra le palpebre delle verdi persiane, è stato magico impugnare la VHS 180, con su l'etichetta "L'uomo di marmo" - Andrzej Wajda (1977), e infoderarla nel fedele marchingegno. Poi il volume al massimo a recuperar le parole, il catodico che rilascia colori originali, tutti suoi...un polacco in videocassetta nella sala Negri, dicevo, non ha prezzo. Ancora una volta, come nel seguito "Di Ferro, il regista di Suwałki sfoggia la sua maestria nel "manipolare" il passato, in senso buono, come chi conosce la materia del ricordo (nazionale) e prova a renderla "senza orpelli": fine ambizioso quello di un "film onesto su quegli anni", soprattutto nel pantano delle socialdemocrazie, ancora vive nel '77.

Tempeste raccolte

Ieri pomeriggio (era il 26.12)...boh. Si era in casa, gelo pioggia. Vado al cinema a vedere l'unico film "presentabile" nelle sale italiane, un libanese. Un invito a Marigrade e, nella Sala 2 dell'"Ariston" si è, appunto, in 2. Non in totale poiché, in verità, di gente ce n'è. "L'insulto", scritto e diretto da Ziad Doueiri (Beirut, 1963), è un film a sfondo sociale ambientato in una delle aree più segnate dall'odio etnico e religioso (in realtà autentico odio economico, foraggiato da interessi di stato, prima, e multinazionali, poi). Da un fatterello, un tubo!, ad un sadico processo di "interesse nazionale", ecco a quale progresso sono giunte le nostre gloriose civiltà.

Il vuoto, questo conosciuto

Il Premio della Giuria a Cannes 2017 non ha certo fatto gola al pubblico. Ieri pomeriggio, a vedere "Loveless" di Andrej Zvjagincev, tre anime nella spaziosa Sala 1 del "City" (peut-etre que tutti l'avessero già visto...). Va detto che, se il film russo sul piano visivo porta un'ottima fotografia cupa e compatta e, su quello contenutistico, picchia duro come deve, d'altro canto lo fa lo fa senza mostrare toccare vertici lungo il percorso, senza scorci indimenticabili, senza alcun tono prezioso che gratifichi; ma anzi, appiattendosi su un racconto piuttosto didascalico, vittima esso stesso del vuoto raffigurato.

Ammazza, il progresso!

Il cassiere, grasso e cornuto, più antipatico della Liguria continua a secernere scorbuto? Un cinema, il "Corallo", trova tutti i modi possibili per far pagare 10€ qualunque film (eventi speciali, prime, primissime e primizie...), financo quelli di un certo Berner? Beh, riprendo i sacchi dal bancone e corro in sala Valéry, certo più rispettosa verso i rari cinefili che s'aggirano per le strade gelate. Sul tappetino bianco, dove quasi vivo, cado sempre morbidamente: difatti "Home", del 2008, sua opera prima, permette di rivedere Ursula Meyer, la regista franco-svizzera di Besançon che ci colpì col suo notevole secondo lavoro. Racconto al limite del surreale, se non fossero questi i tempi e i luoghi di una vita impazzita, di esistenze spinte al limite da un progresso che è sempre più involucro vuoto, con all'interno mattoni truffa che simulano un peso affettivo che non c'è, e che d'altronde imprigionano ed isolano, al grido di Infrastrutture!, ogni immaginazione possibile. Sino alla sterilità cerebrale: cioè come ci vogliono.

Gatta senza zampino

Altre "Dive" sulle sponde di celluloide esplorate dai ragazzi dell'"Altrove". Anche Jane Fonda, figlia di Henry, altalenò sulle onde di pellicola dagli anni '60 in poi...senza più andare a fondo. Nel 1966 fu suo marito, Vladimir Plemmianikov, più noto come Roger Vadim (1928-2000), ad offrirne generosamente al pubblico, per la seconda volta, freschezza e passione. "La calda preda" è pallina rosa di stercorario che, a precipizio giù dal monte Passione, si fa lava rossa incandescente che tutto incenerisce. Peggio per la protagonista, che si credeva al sicuro tra le solide mura, in realtà vuote dentro, dei nuovi castelli borghesi.

Le giostre del ricordo

Venerdì scorso Cinerofum in trasferta come ai vecchi tempi. Pulcy Dani, Elena, Albert Monz ed io...gotto di rosso in fondo a via del Molo, poi attraverso tutti  i Caruggi, per giungere dinanzi al "Sivori" per l'ultimo di Woody Allen. Addirittura la paura che i posti finissero. Ma nessuna coda per l'ottuagenario regista newyorkese che, quei "vecchi tempi", li sa raccontare come pochi altri; rendendo il colore lontano e la luce immaginaria dei ricordi, insomma l'imponderabile gioia dei dolori dxi una volta: "La ruota delle meraviglie" (t.o. "Wonder Wheel").

Donna di Picche-Fanti di cuori: 5-0

Altra gran Jeanne Moreau alla rassegna "Intolerance - Dive" del lunedì sera. Due giorni fa, l'attrice parigina, dopo essersi presentata platinata e giocatrice all'aperitivo, è tornata alla soirée tutta vestita di nero, poi di bianco, poi di nuovo...accecata dal dolore, armata dalla rabbia, avrà 5 tappe per giungere alla meta: vendetta per tutti coloro che le infransero il sogno. "La sposa in nero", del 1968, scritto e diretto da François Truffaut, è un thriller, un film d'azione, come preferite, che può facilmente essere considerato una delle congiunzioni che portarono da Hitchcock a Tarantino...

Il vuoto a "giochi fatti"

Belle queste "Dive" che quelli dell'"Altrove" ci stanno proponendo nelle loro consuete rassegne "Intolerance". Ieri, per esempio, abbiamo passato la serata con la grande Jeanne Moreau (scomparsa lo scorso luglio quasi nonagenaria), la quale, prima di farsi noir per la macabra revanche, durante l'aperitivo ha sfoggiato una veste di blonde femme fatale schiava del gioco d'azzardo: "La grande peccatrice" (t.o. "La Baie des Anges"), scritto e diretto nel 1963 da Jacques Demy, è un'effimera corsa attorno ai tavoli da gioco, roulette farabutta che già, assieme al dolce dell'incontro, mescola l'amaro del distacco.

Due sogni distanti

Lunedì scorso, alla "rassegna dedicata alle grandi Dive del cinema degli anni ‘60 e ‘70" organizzata dai ragazzi dell'"Altrove", altra meraviglia femminile: Claudia Cardinale  caravaneggiante lungo la via Emilia, dalle balere romagnole sino alla Spider di qualche giovane viziato dal Casato, scuoterà il cuore di un ragazzo francamente non all'altezza. "La ragazza con la valigia", diretto da Valerio Zurlini nel 1961, ci mostra questo subbuglio senza età, oltre ad una prevaricazione senz'epoca.

Noi, ipocriti felici

Oh. Ogni tanto un diverso compare all'orizzontale. Quasi in sordina sta passando nelle sale l'ultima "Palma d'oro". Un freddo venerdì può essere ben speso con percorso cinematografico originale (scandinavo), graffiante e provocatorio. "The square", diretto dallo svedese Ruben Östlund è un ottimo strumento audiovisivo per rilevare tracce di profonda ipocrisia nell'aria (compresa la sala del cinema).