Ieri pomeriggio i ragazzi dell'"Altrove" sono ripartiti con le loro succulenti "pellicolate". Tante ottime bobine in 16mm e 35mm a disposizione di tutti i famelici cinefili, altrimenti erranti, senza sala. A questo "giro" il filone è dedicato al noir e il primo appuntamento al cinema del grande Fritz Lang. Nel 1944 il regista austriaco realizzò uno dei suoi più celebri film, "La donna del ritratto", in cui l'immagine ha la meglio sull'intreccio che, dopotutto, è il più classico prestigio cinematografico (e concordo con l'amico Fritz: non poteva essere altrimenti...).
Rifallo ancora Steven
Dopo l'inattesa incursione di Zippino, ieri sera in sala Valéry è tornato il cinema. Non certo per merito suo, anzi: al veder scorrere immagini bianche e nere, tra quelle di repertorio e quelle sapientemente confezionate nel 2006 da Steven Soderbergh, il suo sconforto ha rischiato di interrompere sul nascere la visione. Sono sufficientemente contento che non ce l'abbia fatta, dato che "Intrigo a Berlino", oltre la ricercata veste rétro, sfoggia l'intreccio e l'andamento dei cari noir del passato.
Piccoli giganti crollano
Martedì scorso il quarto appuntamento col mondo dei documentari, presso i "Cappuccini": "Tickling giants", del 2016, diretto dalla statunitense Sara Taksler, ha raccontato di un chirurgo egiziano classe '74, Bassem Youssef, che nel 2011 non restò immune ai fatti di piazza Tahrir e decise di fare il "solletico ai giganti". Un documentario sulle dittature, quindi, e sulla loro solita arma della repressione, perpetrata a suon di fucili (esercito nella mano destra) e diffamazioni (stuolo di servi nella sinistra). Gli stessi dittatori, siano essi Mubarak, Morsi, Al-Sisi o...Erdogan (in questi minuti Wiki informa del "buio" imposto dal grandissimo civilizzatore turco, onore a lui e alla sua dolce mamma (troja)), sanno di essere poca roba, per cui risulta normale che ammazzino, rinchiudano e caccino. Stupisce più che la maggior parte della popolazione mondiale, in Egitto, come in Italia, come ovunque, non impari la lezione nemmeno dopo 5, 10, 20, 100 estenuanti, dolorose, mortali ripetizioni. Chi ca&%o ha votato sta gente? E, soprattutto, chi vota ancora? (ah giusto, si votano da soli ormai)
Pensiamoci noi
Il venerdì è sempre meglio iniziarlo con una visione cinematografica, così si dà i là: ad un fine settimana, ad un più fine sguardo, ad un miglior fine in generale. Con Elena, su indicazione di Baracca, ci siamo diretti verso i "Cappuccini" perché a quanto pare il novarese classe '65, Antonio Rezza, "sopra le righe, piuttosto in forma", con "Milano, via Padova" (2013) può provocare risate speciali.
Just do it, but...
Nel giorno più triste del regista Jonathan Demme (22/02/1944 - 26/04/2017), in sala Valéry, Elena ed io l'abbiamo voluto ricordare, appunto, tristemente. A parte la macabra ironia, non che "Qualcosa di travolgente", del 1986, sia un fallimento totale, ma nemmeno il miglior lavoro dell'autore statunitense, I suppose. A fine visione s'alza all'unisono il commento: "filmetto", e davvero fatico a trovarvi qualcosa di indimenticabile, tranne...un impercettibile monito.
In guerra nessuno è salvo
Il 24 aprile sera non s'è scovato nessuno. Niente compagnia, no risate, né chiacchiere. "Ma che problema c'è?! Anzi, meglio...", difatti il Cinema offre sempre un'alternativa: come incontrare Vittorio De Sica, il quale, traendo vantaggio dal traffico assente, ha potuto parcheggiare al volo ed entrare in sala Valéry con "La ciociara" sotto braccio. Pellicola della grande annata 1960, mostra il meglio del cinema italiano dell'epoca: regia e scrittura solide e interpretazioni all'altezza, fosse anche una sola...
Divieto di malinconia
Pasqua al cinema! Un vero cinefilo non ha tabù calendariali, men che meno religiosi. Difatti in salita Santa Caterina c'eravamo tutti e quattro: Elena, Baraka, Mino ed Io. E per chi o cosa quest'assembramento degno di articolo 655 c.p.p.? Ma per Aki Kaurismäki e il suo ultimo film, "L'altro volto della speranza", Orso d'Argento miglior regia a Berlino 2016! Fedele a se stesso (meno male), il regista finlandese aduna qualcuno dei soliti più una banda tutta nuova per mostrare, col suo solito tocco, quanta idiozia s'aggira ancora per l'Europa (altro che spettri).
Neo-vaccate 2.0
Ieri pomeriggio s'è sfiorata, a breve distanza, la doppietta. Oltre Elena e me, una signora al centro della sala 1 dell'"Ariston". Peccato, soltanto "palo" questa volta. Chiusa questa futile parentesi, non resta che domandarsi: «Perché? "Personal Shopper", scritto e diretto dal francese Olivier Assayas nel 2016, avrebbe dovuto attirare un pubblico maggiore?». La risposta, per i due terzi della sala, è no.
Libertà per i curdi, per tutti
Terzo appuntamento con l'Internazionale dei Cappuccini. Ah no, coi Cappuccini dei documentari. Mmh...con Mondovisioni dei documentari? Ok, giusto: con "Mondovisioni - I Documentari di Internazionale", presso i Cappuccini. Ieri sera in sala è comparso anche Barabba, in perfetto anticipo, per aprire un occhio sul genocidio invisibile del popolo curdo: "La ragazza che m'ha salvato la vita", del 2016, diretta da Hogir Hirori, classe 1980 nato a Dahuk (Kurdistan iracheno) e rifugiato in Svezia anni fa, come oggi altri milioni: la storia si ripete solo quando c'è da ammazzare e mettere in fuga.
Dolce Andula dove vai?
Ieri sera è capitato. Un'intera sala solo per me. Anzi, per me e Miloš Forman. All'"America", scendendo lungo la scala di sinistra, ho trovato il regista ceco solo soletto sul palco, sottobraccio una copia del suo "Gli amori di una bionda", del 1965. Sogno di ragazza, desiderio castrato di una generazione, di un paese. Occhi dolci e spasimanti tentennano, finendo sotto le grinfie di genitori in perenne ritardo, ecco la carezza novà di Forman e i "suoi".
Ah i nostri figli!
Ai "Cappuccini" è tornato "Mondovisioni" coi suoi "Documentari di Internazionale". Perso il primo appuntamento, ad Elena e me non resta che prendere la funicolare di Sant'Anna per non perderci il secondo. "Future Baby", del 2016, diretto dalla viennese classe '65 Maria Arlamovsky, tratta del mondo delle fecondazioni artificiali, assistite, FIVET, donazioni d'ovuli, di sperma, di ventre...il mercato delle nascite è più libero che mai, con buona pace di chi nutre qualche dubbio.
Black Out Christ
Il secondo appuntamento con Ulrich Seidl e il suo Paradiso triangolare è ancora dedicato ad un eccesso, ad una deformazione dello spirito, questa volta di tipo religioso. Religione che, grazie a dio, annovera sempre meno pazienti nella sua clinica planetaria; ma questi, proprio perché all'angolo, mostrano unghie sempre più affilate. In "Paradiso: Fede", del 2012, conosceremo Anna (Maria) e i suoi devoti artigli, ficcati nella carne propria e nelle palle dei suoi concittadini.
Auto-intrappolati
Bel ritorno, ieri sera in sala Valéry. Elena ed io seduti in platea, ognuno a modo suo, abbiamo frenato il sospiro prima di scoprire l'ospite della cine-serata...Ohhh! Lina! Lina Wertmüller, che sorpresa! Che ci hai portato?!...Tadaaa, la regista romana porta avanti, in silenzio, la mano che teneva post-schiena: si tratta di "Scherzo del destino in agguato dietro l'angolo come un brigante da strada", del 1983, e si capisce perché il titolo non sia stato pronunciato, oltre al fatto che la scherzosa caciara di questa simpatica pellicola esige un riposo preliminare per orecchie. Chiedete all'onorevole De Andreeeis...
Spirale di nulla
Ogni tanto un Cineforum spunta all'improvviso. Magari ha le sembianze di una locandina anni '60. Come quella avvistata ieri, con su scritto "Break Up", Catherine Spaak, Marcello Mastroianni, poi, un po' più piccini, Carlo Ponti e, finalmente, Marco Ferreri. All'America introducono questo stravagante film del 1965, t.o. "L'uomo dei cinque palloni", raccontando tutte le vicissitudini che dovette passare per uscire, magari incolume (sempre lo zampino del già detto produttore dagli occhi a "$$"). Ringraziamo vivamente il mecenate in sala con un applauso sintetico e gli chiediamo, ora, di levarsi dai piedi che è tardi.
Hakuna Matata sempre su
Toh, chi si rivede! Era ottobre 2014 quando in quel luogo magico di Porta Venezia, a Milano, mi imbattei nel terzo capitolo della "paradisiaca" trilogia dell'austriaco Ulrich Seidl. I ragazzi dell'"Altrove" la ripropongono nella sua interezza. Pertanto ieri sera, sradicati Elena e Zippino dalla comoda sala Valéry, ci siamo incamminati verso "Paradiso: Amore" (2012). Ancora una volta, la provocazione è forte, sino a spingere noi tre a chiederci: "ma che c'entriamo?".
Un giorno tutto questo...
Questa volta, un po' l'accenno di Marigrade (sempre prezioso), un po' l'invito di Sa' (poi auto-paccatasi), siamo Elena ed io ad imbarcare Mino verso i Cappuccini. In programma è "Victoria", pellicola tedesca del 2015, diretta da Sebastian Schipper, classe 1968, dove un lungo e intenso, splendido piano sequenza ci racconta di un rush notturno che è tutta una vita.
Faible littérature
Marigrade suggerisce, il Prof. Sini avalla. Ad Elena e me non resta che incamminarci all'Ariston, dove è in programma "Elle", l'ultimo lavoro dell'olandese classe '38 Paul Verhoeven. Pubblicheremo questa recensione soltanto dopo che la già citata cinefila avrà guardato con occhio, perché è giusto che chi sbaglia paghi. Sit-com a sfondo sessuale, perverso, è la panacea (facciamo panaché) per tutti gli ultra sessantenni, anzi, per quelli tra loro che non cercano affatto novità e sorpresa, quanto un brivido inguinale dal sapor che fu.
Scrauso è bello
Dando seguito ad una segnalazione del buon Mino e, diciamolo, imbarcati da un'email che più astuta non si poteva (siamo già in area subdola), venerdì scorso Elena ed io siamo montati sul 18 alla volta degli "Amici del Cinema" (lo sponsor era in "papero", lui...). Tutti e sei gli occhi puntati su "Mister Universo", diretto a quattro mani da Tizza Covi e Rainer Frimmel (bolzanina la prima, viennese il secondo, entrambi classe '71). Pomposamente segnalato come "un film che esce dagli schemi", non è altro che un buon film a budget nullo, caratterizzato da una scrittura decente e, non che fregasse agli autori, da interpretazioni senza pretese.
Vuoto di pena e morte
Infine si concluse la rassegna dedicata ai documentari firmati Werner Herzog. All'"Altrove", dove ieri sera m'ha accompagnato pure Elena (dovresti esserne orgoglioso Werner), hanno proiettato "Into the abyss" (2011), che, come presumibile, partendo dall'istituzione della pena di morte, ci porta nel buio più profondo degli Stati Uniti, dove la comunità è un puntino lontanissimo.
Benedetto te e ciò che ti doveva capitare
Domenica di sole. La Ele mugugna: vuole uscire, poi no, ma forse, tsz tsz. Zippino si unisce, ma poi diserta, proprio sul più bello. Bah. Andateli a capire, quei due! Come si fa a non gioire dinanzi alla comicità d'autore che Luciano Salce e Lino Banfi, nel 1981, portarono sullo schermo? "Vieni avanti cretino" è una perla rara, dove l'attenzione degli autori per i dettagli contribuisce attivamente alla riuscita di sketch ormai, meritatamente, leggendari.
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