Piccoli giganti crollano

Martedì scorso il quarto appuntamento col mondo dei documentari, presso i "Cappuccini": "Tickling giants", del 2016, diretto dalla statunitense Sara Taksler, ha raccontato di un chirurgo egiziano classe '74, Bassem Youssef, che nel 2011 non restò immune ai fatti di piazza Tahrir e decise di fare il "solletico ai giganti". Un documentario sulle dittature, quindi, e sulla loro solita arma della repressione, perpetrata a suon di fucili (esercito nella mano destra) e diffamazioni (stuolo di servi nella sinistra). Gli stessi dittatori, siano essi Mubarak, Morsi, Al-Sisi o...Erdogan (in questi minuti Wiki informa del "buio" imposto dal grandissimo civilizzatore turco, onore a lui e alla sua dolce mamma (troja)), sanno di essere poca roba, per cui risulta normale che ammazzino, rinchiudano e caccino. Stupisce più che la maggior parte della popolazione mondiale, in Egitto, come in Italia, come ovunque, non impari la lezione nemmeno dopo 5, 10, 20, 100 estenuanti, dolorose, mortali ripetizioni. Chi ca&%o ha votato sta gente? E, soprattutto, chi vota ancora? (ah giusto, si votano da soli ormai)

E' un documentario che consiglio perché credo che la tenacia e il coraggio del nostro Bassem debbano essere mostrati; per accrescere il numero di coloro che non si pieghino alle imposizioni più o meno violente del capo di stato di turno. Perché se è vero che noi siamo avvezzi a vedere fare a pezzi il politico di turno (ci avete abituati bene eh? grazie assai), vedere mettere a  nudo, senza fermarsi alle conseguenze, re e cavalleria in un paese arabo, purtroppo, è qualcosa di formidabile (ovunque le televisioni fanno i loro interessi, ok, ma, in alcuni luoghi questi vengono dopo quelli dei governanti, dipende dalla posta -> $ e dal fatto che le due figure coincidano o no). Anche in Italia, quando lo si è permesso, alcune TVs hanno contribuito alla caduta del poveretto con la B. (per poi ritornare a cuccia al momento del nuovo padrone, basti vedere cosa sono diventati negli anni Formigli e Floris, meschini balbettatori di ciò che si deve).
Inoltre, attraverso l'epopea del suo programma televisivo intitolato..."Il programma" ("El Bernameg"), si ha l'occasione per ripercorrere le dolorose tappe della recente storia egiziana (pagina ancora irrisolta). Fatta di tante tragiche piazze Tahrir, di ridicole iniziative statali ed infami azioni militari unico obiettivo: sfruttamento e repressione). E' ora che tutte le masse, con o senza il prezioso aiuto di un comico ricco di sarcasmo, si diano una svegliata, lasciando il portafogli sul tavolo.
Ricordando coloro che la TV manco sanno cosa sia (e nemmeno quale fortuna sia questa), non resta che lasciare una parola ed un pensiero a tutti i morti per mano di regimi totalitari che, mi ripeto, un tempo come oggi, devono ammazzare per sopravvivere. Quindi anche a Giulio Regeni.
(depa)

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