In queste serate di fresco relax agostano, la sala Uander dà il meglio di sé. Se poi, dopo tortelli ai funghi con pomodorini e robiola, la pellicola in programma è un filmone anni '70 e, per giunta, la sua nomea, dopo questa visione, è da me umilissimamente ma ampiamente avvallata, allora la serata può dirsi perfetta. "Chinatown" di Roman Polański, del 1974. Un classico e moderno giallonero di gran fregio, dall'accurata atmosfera Los Angeles '30, sorretto da pilastri solidissimi, tra cui l'affascinante sceneggiatura e la grandiosa interpretazione di Jack Nicholson.
Argentino col botto
Alèèè! Ce l'ho fatta! Adrianaaa! (?) Ultima recensione dedicata a Cannes 2014. Curiosamente, questo è stato il film che più ho apprezzato. Partire col botto, per poi scendere di qualche metro, come ormai ho già scritto, non ha inficiato sul mio giudizio complessivo sulla rassegna, seppur priva di picchi magici. Ma "curiosamente" fino ad un certo punto, dato l'abito più che sportivo, adatto a tutte le ore, indossato da questa pellicola che, se punta facile, non sbaglia una mano. "Wild Tales", del trentanovenne argentino Damián Szifrón, è un'antologia pulp che vi spedisco a vedere.
"Ce l'hai", all'inglese
Piano, piano, sto per giungere alla fine delle tormentate recensioni tratte da Cannes 2014. Il secondo film che vedemmo, in quel lontano 15 giugno, io e Marigrade, fu "Catch me daddy", diretto dal britannico Daniel Wolfe. Pellicola che nella fotografia offre il suo lato forte, nella sceneggiatura quello inesistente. Nulla di imperdibile.
"Te l'avevo detto!"
La settimana scorsa, per terminare degnamente una preziosa settimana cinematografica, ho aperto la cartella Woody Allen e premuto play su "Melinda e Melinda", film del 2004. Dovevo essere proprio stanco quella sera, sempre in sala Uander, in cui mi addormentai di fronte a questa che vorrebbe essere anche tragedia, ma che tiene compagnia come la più vivace delle commedie.Liberi e giusti
La sala Uander, in questo brutto ma fresco agosto, è in grado di regalare grandi emozioni. Facile, direte voi, se si invita sul fido divano un regista dalla stessa affidabilità. Stanley Kubrick fu un regista tutto da scoprire, anche quando parlò di un uomo mitico, giusto e libero, che lasciò ai posteri una delle lezioni fondamentali impartite all'umanità: "Spartacus", del 1960.
Ma cova c'è da videve?!
Bello quando due amici rimangono nella città deserta. Pizza e birra e cinema. Nella nuova sala "Blauzer" di via Vetta d'Italia, il buon Albert Monzy mi accoglie con un film che definire dissacrante è poco, pochissimo. Firmato dall'irriverente team dei Monty Python, nel 1979, "Brian di Nazareth" pare levare tanti bei sassolini dalle scarpe di coloro i quali, più si voltano indietro a tirare le somme sulle sacre questioni della fede, più sentono tanfo di potere e ipocrisia.
A Oldman ed Halliwell!
Due settimane fa, l'"Oberdan", prima di lasciarmi fuori a squagliarmi senza immagini davanti, mi salutò con un film intrigante, stranamente coinvolgente, simpatia per i magici anni londinesi dei Beatles, per quella spinta nuova, per Joe Orton e Kenneth Halliwell, drammaturgo tra coloro i quali pressarono contro la rete, in ogni caso. Il regista Stephen Frears, Leicester 1941, nel 1987, ci raccontò di tutto ciò, sotto forma di racconto biografico, e di ottima pellicola, pour moi. "Prick up".
Sbandati di classe sulla Milano-Sanremo

Solo soletto in quel di Milano agostina, butto un occhio sul fido "Oberdan", che offre due film dei quali il primo è un italiano presentato con parole gentili, "Io sono l'amore", pellicola del 2009, diretta dal palermitano Luca Guadagnino. Titolo roboante che avvolge un film ambizioso quanto basta, tutto sommato capace di non sprofondare nella classica melma nostrana.
La quercia adulta di Kubrick
Quanto tempo: è ritornata la Sala Uander! impensabile non farlo "col botto"...Nel 1968 Stanley Kubrick squarciò il tempo, chiuse un cerchio immaginario e ci consegnò un lento, ammaliante, angosciante viaggio nello spazio infinito. Ma tutto partì da ossa e pietre..."2001: Odissea nello spazio".
Orlando confuso ma voglioso
Appena tornato dalla rassegna "oberdaniana" (sì, allo "Spazio" tutto, anche gli aggettivi) dedicata all'attrice Tilda Swinton, queste rapide mie a proposito di "Orlando", pellicola del 1982, diretta da un'altra artista della capitale inglese, Sally Potter (lei '49). Opera coraggiosa, probabilmente, come l'omonima della Wolf (che non ho letto), ma che allunga la gamba senza raggiungere l'altra sponda del Tamigi. Tre donne londinesi che, in ogni caso, con quel passo si portano un po' davanti agli altri...
"Guardali, questi stupidi..."
Settimana scorsa, Akira Kurosawa ancor più in profondità. Amore a prima vista per questo regista padre dell'epos che appassiona coi sentimenti e, in questo caso ma non solo, coi colori. "Ran", del 1985, è una sontuosa ricostruzione shakespeariana, tragedia d'oriente di personaggi e valori del Giappone che fu.
Oblio d'amor
Quel sabato 14 Giugno, nella sala Gea dell'Apollo, l'ultima pellicola che tenne compagnia a me e Marigrade, fu il fuori-concorso "Lettere di uno sconosciuto" (t.o. "Coming home", 2014), del regista cinese Zhang Yimou. Emozioni forti, sentimenti rosa rosa, che lasciano pian piano scivolare a largo l'attenzione per il racconto, spingendo lo spettatore a volgersi interamente al valore estetico di un'opera zoppa, sì, ma con un legno che, intarsiato così, nemmeno il capitano Achab...
Estate in colonia
Ed eccoci al dente più dolente, la pellicoletta parrocchiale che non t'aspetteresti nei dintorni di Cannes. Il francese "Les combattants", contrariamente a quanto suggerito dal titolo, prende di mira con armi giocattolo, finendo per incanalarsi nel genere sbarazzino della commedia rosa, al sapor di sit-com; col solo tenue pregio, da parte del giovane regista Thomas Cailley (alla sua terza opera), di mettere a nudo i ridicoli aspetti della sfera militare.
Che anima muta!
Venerdì scorso, altro splendido Akira Kurosawa che consiglio senza esitazione. Nel 1958, il grande regista giapponese diresse "La fortezza nascosta", pellicola di grande intrattenimento, cadenzata da ritmo elevato e continui capovolgimenti. Personaggi ben caratterizzati ed una storia avventurosa, confezionati da una moderna direzione, sono il punto forte di quest'ottimo film.
Provaci ancora Angélique
Altro film d'"un certain regard" di quest'ultima edizione del Festival di Cannes, è stato "Party girl". E' vero, non è esente da pecche, la sceneggiatura smunta e scontata mostra lo scheletro, piccolo. Altresì la realtà è sempre quella: nel mare sporco del cinema d'oggi, sono desiderabili anche due rocce in laguna. Tocca, se non accontentarsi, riconoscere lo scarto qualitativo.
A spasso avec Nicole
Dalla sala Tuba, su cui pende la spada della chiusura, qualche riga su un altro film interessante, visto quest'anno a "Cannes e dintorni". E' stato il canadese "Tu dors Nicole" del regista Stéphane Lafleur, classe 1976; una manciata di film nello zaino. Bianco e nero liquido per una calda estate di crescita per la giovane protagonista. Come un ventilatore al minimo la pellicola gira lo sguardo sugli incontri di giovani infiacchiti dal caldo cittadino.
La montagna s'è mossa
Oggi pomeriggio, all'"Oberdan", Akira Kurosawa ha narrato un'epica storia del Giappone del XVI secolo, con sontuosa orchestrazione, pur fedele alla propria essenzialità stilistica. "Kagemusha" ("L'ombra del guerriero"), del 1980, chiama a raccolta tutti gli elementi naturali, vento, terra e fuoco, per mostrare le debolezze dell'uomo. Un crescendo di rara potenza espressiva, che deflagra nella sequenza finale.
Fuck the war
A Cannes, quest'anno, era presente anche l'ottantunenne inglese John Boorman, con una pellicola ironica quanto graffiante, su quell'istituzione ricca di contraddizione, ad ogni modo ridicola, che fu il servizio militare. "Queen and Country" è un film antimilitarista dall'atmosfera british che si fa invito a vivere, rompendo le righe, tuffandosi, facendo l'amore...andando al cinema.
Viva Africa
Ed eccoci a quello che giudico il miglior film visto alla rassegna milanese su Cannes 2014 (tra la dozzina che m'è capitata tra le grinfie). "Timbuktu", diretto dal regista mauritano Abderrahmane Sissako, è una stupenda, dolce e atroce, miscellanea africana, spazi immensi e tempi dilatati infranti dalle solite folli incursioni dell'uomo, animale sempre più smarrito.
"Ecce Homo!" di Kurosawa
Ieri sera, indovinate dove bravi, è iniziata la succulenta retrospettiva dedicata al grande maestro Akira Kurosawa. E si parte alla grande, come prevedibile. "Il castello della ragnatela" (a.k.a. "Il trono di sangue"), del 1957, è un film coi fiocchi. Pathos tratto da Shakespeare e fatto brillare in una sala cinematografica, con rapidità, silenzio, clamore e sgomento.
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