In questi giorni è nei cinema il documentario "Janis", diretto dalla californiana, classe '70, Amy Berg. Biografico dedicato alla sacra cometa del blues e del rock Janis Joplin. Un lampo che è il grido di profondo dolore misto a pazza gioia più potente. Devastante Joplin, voce sconvolgente, figura che lascia senza fiato. "Con un cuore così aperto", come quegli anni fantastici, fondamentali e rischiosi, lei stessa la prima travolta.
Delirium Mostel
Per quanto riguarda la rassegna "Non ci resta
che...andare al cinema", organizzata al Cinema Cappuccini e dedicata
"ai più grandi successi comici di tutti i tempi", il Cinerofum l’ha conclusa
ieri sera. Per l'ultima visione marcata Mel Brooks, il quale esordì alla regia
nel 1968 con il delirante "Per favore non toccate le vecchiette"
è presente pure il prof. Sini, che alla fine della folle fiera, s'è divertito
più di me...
Ahhhhhhhhh! (boh)
Nonostante il pezzo pregiato perso tra i due appuntamenti, ai "Cappuccini", la serata "Pantera Rosa" di ieri è continuata con "Uno sparo nel buio", del 1964. La coppia anglo-statunitense Sellers-Edwards compie il secondo passo assieme, altro strampalato poliziesco, ancor più folle e caotico e, forse per questo motivo, a parer mio più riuscito.
Edwards meets Sellers
Quella di ieri, ai "Cappuccini" non è stata solo "Blake Edwards" e tantomeno solo "Peter Sellers", bensì, ottenuta unendo con forza i detti elementi, è stata serata "Pantera rosa". Nella profumatissima sala io ed Elena scorgiamo un ricciocchialuto: è Barabba. Che anche lui abbia avuto voglia di riparare sotto un cinema che fu? Ad ogni modo, "La Pantera Rosa", del 1963, qualche rughetta la mostra...
Cuori e macerie sotto i mortai
Ultimissima Varigotti, pervasa di Hugo caldo mai soffocante, di bimbi euforici piemontesi e di lumbard dal frisbee assassino. In sala Valéry un film è la degna conclusione. Roba leggera, Elena docet. Il DVD è lì da un po'...e allora rivediamolo, "Il nemico alle porte" (2001), film del francese Jean-Jacques Annaud, che narra le eroiche gesta, in una Stalingrado epocale, di un cecchino innamorato.
Tutti contro uno e tutti
Qualche settimana fa, in sala Valéry, è stato proiettato un documentario la cui trattazione, ahimé porca bigotta, rimane costantemente attuale. Il conflitto israelo-palestinese. Un mondo, lì dentro; anzi, un inferno. Oliver Stone, nel 2003 provò a mostrarne alcuni aspetti. Ostinato, ingenuo, concreto, presuntuoso: in "Persona non grata" (questo il titolo originale) emergono sia il carattere di alcuni dei protagonisti di questa messa in guerra assassina, sia, appunto, quello del regista.
Meglio la prima
Ieri sera, ai "Cappuccini", è stata la volta del remake di un film che, qui al 'Rofum, raccolse applausi e tripudi. Ma con tutto il bene che si può volere al re della risata, Mel Brooks, questo "Essere o non essere", da lui interpretato e prodotto nel 1983, sfiora soltanto col gesto distante del tributo: inarrivabile il touch del maestro.
The cockoo clock...
In questi giorni è stato riproposto, in versione remastered, un classico giallo diretto nel 1945 dall'inglese Carol Reed (1906-1976): "Il terzo uomo", tratto da Graham Green, mostra l'intreccio semplice dei racconti di questo celebre autore e la messa in scena ricercata del regista. Un bianco e nero un po' gotico accompagnato da ritornelli scanzonati...molto inquietanti.
Far Sardinia
Finita l'estate, ed è una notizia così così, ricomincia la stagione del cinema in pellicola all'Altrove, ed è una notizia meravigliosa. Ieri, come antipasto, è stato servito un Mario Monicelli all'esordio come solista alla regia: "Proibito", del 1954, ha davvero qualcosa di un film Western Carasau (o Cannonau per i figli di Bacco).
Al cuor non si spiega
Ieri sera, pareggio coi
nerazzurri acquisito, non è restato altro da fare che sedersi davanti al
Cinema. Intendo in sala Valéry, intendo dinanzi ad un film. D'autore. Il
regista di Filadelfia, Sidney Lumet, torna sul 'Rofum con un film carico di pathos,
declinato questa volta nella fiamma distruttiva della Gelosia: "Uno
sguardo dal ponte", 1962. Con Barabba svenuto coi titoli di testa, solo io ed Elena a seguire la tragica fine di Eddie Carbone.
Bbff...tutto sombra
E continua a non finire. No. Scendo da via Bertani, recupero Marigrade, che mi tira quel tanto da deviare da un preoccupante Wenders (fondatamente?) e finire al City, dove danno quell'esordio indicatomi da Mino nel pomeriggio: "La tierra y la sombra", (tradotto con "Un mondo fragile"), diretto dal colombiano César Augusto Acevedo. E, forse, è andata bene così...
...è più dolce che mai!
Ma non è finita, poiché, proprio il lunedì successivo, l'appuntamento era ancora lì: Cappuccini, Dino Risi e Lollo alla cassa (poi là dentro, a proiettare). Spuntato anche "Capu", con lo stesso ghigno dei quattordici anni ("sporcus est eum"), vedete: il cinema riavvicina. "Il vedovo", del 1959, è una commedia parecchio spensierata, senza tante pretese, elevata fin dove possibile dall'eleganza del regista e dalla maestria dei due protagonisti: Alberto Sordi e Franca Valeri.
Che belli che siamo
Due settimane presi la fuga, alle ore 18.15, dall'ufficio illuminato da un sole che, proprio, non ne vuol più sapere. Destinazione i Cappuccini, quell'angolo aulico in cui tre alberi alteri proteggono i vecchi film di una volta. L'occasione è quella di "Non ci resta che ridere" ("...andare al cinema"), a fianco del Politeama Genovese, e il primo appuntamento è con Dino Risi: "I mostri", del 1963, è una raffica di 20 frammenti taglienti sul malandato corpo di un'Italia che fa tanto ridere, quanto piangere.
Sintetica di Caligari
Un annuncio di qualche mese fa; un trailer, invero piuttosto malriuscito, a ricordarcelo. Finalmente il regista Claudio Caligari (1948-2015), dopo 32 anni, torna col suo cinema duro e tossico. Ciclo cinerofumiano "robba", ai suoi massimi livelli. Pasoliniana sintetica, lo scarto delle città genera organismi vivi, di corsa, rabbiosi e confusi: pronti a morire. "Non essere cattivo" è tachicinema dall'intensità stupefacente.
Rispetto per l'eterno Holden
Giovedì scorso, contro ogni previsione, proiezione in sala Valéry: "Salinger", documentario del 2013, realizzato dallo statunintense, classe 1972, Shane Salerno e incentrato sulla figura dello scrittore newyorkese Jerome David Salinger, quello de "Il giovane Holden", tanto per capirci. Personaggio avvolto da un'aura di mistero tutto da dipanare...
Siamo già caduti
La settimana scorsa, in sala Valéry, c'è stata una serata di cinema allucinante, ironicorabbiosa, i nostri giorni bombe a orologeria pronte a deflagrare lungo il percorso tra il nostro amato ufficio e il nostro merdoso appartamento: "Un giorno di ordinaria follia", diretto da Joel Schumacher, newyorkese classe 1939, è un film del 1993.
Kubrickiana
La sala Valéry è arrivata tardi, quando ormai il breve ma intenso e allucinante percorso kubrickiano, per noi del Cinerofum, è stato completato. Ma questa sala, questa Valéry famelica e onesta, troverà sempre una maniera per porgere un tributo a chi ne ritiene degno. Sfruttando l'accorato lavoro del tedesco Jan Harlan, noi ci sediamo e rendiamo grazia a te, "Stanley Kubrick: a life in pictures" (2001).
Libertà di girare
Come preannunciato due settimane fa, ecco le riflessioni sull'ultimo film del regista iraniano Jafar Panahi, "Taxi Teheran", vincitore dell'Orso d'Oro 2014. Ma prima di tutto, formazione e campo: Francesca, Elena, Mino ed io, al Sivori. Film azzardato, può andare bene, così come male. Prevalgono i mugugni, bisogna prenderne atto.
L'ultimo imperatore
Tanta carne al Cinerofum, sopra il fuoco sì. Andiamo a ritroso, partendo dalla visione di ieri sera in sala Valéry. In scia all'ultimo "Caligari" uscito nelle sale, dall'archivio dell'affiliata sala Carmine ci è stato proposto un cult che noi facciamo rientrare istintivamente nel ciclo "robba": "L'imperatore di Roma" (1987) di Nico D'Alessandria (1941-2003).
La cippa tragica
"Fame! Fame, fame, fame!" (cit.). Una tira l'altra, in sala Valéry echeggia un mantra! Altra pellicola, ieri sera, e c'era pure Barabba! Bon, basta. Entusiasmo già finito: "La città magica", film del 1947 e diretto dallo statunitense William August Wellman è piccolo, superficiale, prevedibile. James Stewart fa il suo e si capisce come gli americani si siano fatti tenere per mano da lui, in anni di fatiche, illusioni, successi. Ma un dolce boy scout, divenuto saggio nell'arco di un racconto, non basta per fare un buon film.
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