Cuoricini di Resnais

Il secondo film di Alain Resnais, visto in questi giorni all'"Oberdan", è stato "Cuori", del 2006. Il tocco c'è non c'è dubbio, le commediucce rosa, tra le sue mani, assumono un colore più vivo, senz'accecare. Però bisogna amare essere disposti ad una certa leggerezza (degna della frivolezza dei personaggi interpretati, certamente), senza aspettarsi un realismo estraneo a questo genere.

Amour mortis

Resnais Resnais, Alain Resnais. Doveroso il tributo dell'"Oberdan" dedicato al regista francese recentemente scomparso, altrettale il mio dirigermi verso la sala Alda Merini. Il primo dei tre film visti è "L'amour à mort", del 1984. Pellicola sulla forza cieca dell'amore, quella che non spinge a confondere i contorni della morte, che diventa quindi una semplice, seppur angosciante, porta verso il luogo affollato dai nostri cari.

I tratti del "Gonzo"

Sabato di proiezioni interessanti all'"Oberdan". Andando a ritroso, alle ore 18 è stata la volta di "Per nessuna buona ragione", documentario diretto da Charlie Paul, "condotto" da un silenzioso Johnny Depp e dedicato all'affascinante figura del fumettista inglese Ralph Steadman, classe '36.

Piccolo Chomsky a fumetti


Appena tornato dalla "chiacchierata animata" imbastita dallo "Spazio Oberdan" questa sera. I due interlocutori sono il regista francese Michel Gondry (classe '63) e il mostro sacro della linguistica e della filosofia contemporanee, lo statunitense Noam Chomsky. "Is the man who is tall happy?" permette di addentrarsi per qualche metro nei complessi meandri del sapere del pensatore di Filadellfia (7  dicembre 1928), senza oltrepassare limiti troppo pericolosi.

Bon-bon musical par Resnais

La settimana scorsa, prima di ritrovarmi, assieme a Marigrade, tra Cannes e dintorni, ho fatto una capatina all'"Oberdan" per andare a trovare un regista amico scomparso recentemente, Alain Resnais. In programma un musical da camera, "Mai sulla bocca", del 2003, che tiene compagnia  con un thè leggero e fa muovere il piedino al suono di una filastrocca. Come cornice l'elegante mise en scène e l'atmosfera un po' sofisticata, un po' spregiudicata, del regista francese, per sdrammatizzare un po' quel gioco di guerra che è l'amore.

Grand vaccatà de Anderson

Nessuna sorpresa direi. Mi aspettavo questo e questo è stato. Ormai Wes Anderson è perso nel suo mondo per bambini, ammiccante ad un pubblico di adulti con tanta voglia di frivoli rewind, senza troppe pretese. "Grand Budapest Hotel" è proprio quella stronzata che m'aspettavo, non so nemmeno se dirvi di provare: ad alcuni potrebbe piacere e vorrei non venirlo a sapere, a quegli altri farei soltanto voglia di richiedere indietro il prezzo del biglietto. Meglio non rischiare.

Indefinito. Per me un'incognita.

Ieri sera sono ritornato al "Circolino" per assistere, dopo due assenze, alla terza proiezione appartenente alla rassegna "Sconfinati Amori", dedicata alle diversità sessuali. Il film di ieri è stato "XXY", film argentino del 2007, diretto da Lucia Puenzo. Tema: l'intersessualità.

Finlantango

La settimana scorsa, cinema finlandese all'Oberdan. E chi avrebbe potuto metterci lo zampino se non l'esponente di spicco di quel cinema regista, Aki Kaurismäki? Zampata che da il là, sotto forma di affascinante provocazione, e che indica la direzione estetica da seguire. E così pare proprio abbia fatto la tedesca Viviane Blumenschein, classe '69, specializzata in dokumentarfilm, attenta a girare un road-movie sbarazzino ma intenso, amalgamando bene i contrastanti ingredienti del tango argentino (uruguaiano!...) e della danza popolare finlandese: "Midsummer's Night Tango".

...e il "grillino" degli anni '30

Lunedì pomeriggio d'ozio lugnanese. Siamo io, Sabry e Simo che tra una uanderina e l'altra decidiamo di buttare su un filmetto. Sabry chiede a gran voce qualcosa "di relax" così le propongo un Frank Capra del 1939. Proposta accettata. Si tratta di "Mr Smith va a Washington", una commedia che risulta piacevole e, come la precedentemente da me visionata e recensita "L'eterna illusione", impregnata di buoni sentimenti e giusti valori.

In auto - grafico

Ieri sera ho recuperato "Locke", film che "saltò" all'ultima selezione milanese del festival di Venezia 2013, balzando però ugualmente di "bocca in" a chi lo vide in Laguna allora, di chi lo ha visto più recentemente nelle sale sparse. Opera seconda di uno sceneggiatore affermato, Steven Knight (inglese classe 1959), oltre che per la sapiente e originale concisione, mi ha colpito soprattutto sul piano visivo.

Confusione in terra santa

Il week end che inizia con un concerto da rimpatriata xeneixe in quel di Trezzo sul "LIVE!" (in onore di un certo Bubu...) e che finisce con un'ultima di campionato che dovrebbe essere l'ultima simile, ha per scia una piscina e una corsa al "Circolino" per vedere un film sul tema siriano: "La sposa siriana" è un film del 2004, diretto dal regista israeliano Eran Riklis.

Alfre', scappa sin che sei tempo!

La settimana scorsa, dopo aver divorato l'ottima lasagna ai carciofi della nostra preziosa ospite, Pulcy Dani da Desenzano, io ed Elena abbiamo deciso, proprio per Lei, di allestire una serata cinematografica leggera e sbarazzina, ma sempre d'autore. Le alternative ci sono. Ma è su Pietro Germi che s'è fermata la ruota: "Alfredo, Alfredo", del 1972, è una commedia rosa rosetta.

Tutti gli indizi possono essere utili

Ah, 'Rofumisti, mi sono dimenticato di dirvi che, la settimana scorsa, è passato per la sala Uander un regista il cui nome non è certo ignoto ad esperti intenditori della Settima (come noi vorremmo giungere ad essere, prima o poi). S'è trattato del tedesco Robert Siodmak (1900-1973) e il biglietto da visita con cui si è presentato riportava, in bianco e nero elegante: "I Gangsters" - 1946.

Strike ovunque! (o quasi)

Proseguendo lungo il sentiero suggeritomi dall'epopea di un compianto cinema d'Essai fiorentino, eccomi scrivere qualche riga su di un film che divenne simbolo della lotta studentesca statunitense degli anni '70: "Fragole e sangue", diretto dall'esordiente Stuart Hagmann nel 1970, con mia grande sorpresa, colpisce più sul piano estetico, che su quelli contenutistico e, peggio, narrativo.

L'Altman più feroce


Sabato scorso, abbandonato in sala Uander, ho potuto dedicarmi ad un film che, data la sua durata, era destinato a rimanere tabu per le consuete visioni serali (Ele, tu ne sai qualcosa?). Ma era doveroso, perché "America oggi" (titolo italiano stranamente più incisivo dell'originale “Short cuts”), diretto da Robert Altman nel 1993, può a ragione essere definito come la summa dell’opera del regista, di raro spessore. La consueta eleganza delle immagini, la comprovata abilità nel dirigere la coralità degli interpreti, verranno ad incrociarsi con un’ironia (ingrediente altmaniano quasi sempre impiegato) di particolare ferocia. Nessuno è risparmiato.

Bob irrequieto non si ferma

Appena tornato dall'"Oberdan" per vedere un altro film del newyorkese Bob Rafelson, "Cinque pezzi facili", datato 1970. E' un cinema di cui vado ghiotto. Malessere in continuo movimento, alla ricerca continua di acque calme, apparentemente impossibili da scovare.

Tanto va la gatta...

Altra americana anni '70. Un cinema tutto da scoprire. "Il re dei Giardini di Marvin", pellicola del 1972, diretta dal newyorkese Bob Rafelson, resta impressa per l'originalità della trama, per la tensione tenuta ad alto voltaggio tramite l'ottima interpretazione dei protagonisti, l'ovattata fotografia e l'ipnotica regia, capaci di restituire un'Atlantic City sospesa, abbandonata nel tempo.

E i passeri sghignazzano...

Questa sera avevo in programma altro. La sala Uander era pronta ad accogliere il film di uno dei maestri americani degli anni '70 (che non cito perché, in tal caso, verrebbe restituito da una delle vostre affannose, ?, ricerche sul 'Rofum). Ma l'"Oberdan", di cui iniziavo a sentire una mancanza da tossicodipendenza, è venuto ad accarezzarmi il mento, senza peraltro scombinarmi troppo i piani. "Lo spaventapasseri", del 1973, permette di introdurre sul palcoscenico del Cinerofum un regista poco noto ai più, il newyorkese Jerry Schatzberg (classe 1927), oltre ad una coppia difficile da dimenticare, Al Pacino e Gene Hackman.

"Ed ecco a voi"

Ieri sera, in sala Uander, solo soletto ad osservare estasiato tutta la maestria del regista italiano più celebre, Federico Fellini. "Ginger e Fred", del 1985, è l'ennesimo sogno tristemente felice di un mondo che non c'è più, circondato da una nuova orda di figure folli e semplici, immaginifiche in carne ed ossa.

Melalcoholia

Alla buona ora. Da anni quel DVD, approdato nel mobiletto sotto il televisore da chissà dove, mi guardava con fare minaccioso. Già dai tempi in cui Milano, per me, era ancora una foresta di ciminiere biancorosse. In una sorta di tacito accordo ci siamo sempre e solo osservati da lontano. Passato qualche tempo, lo portai su con me. Qualche altro ancora e, oggi, l'ho inchiodato alle sue (mie?) responsabilità. "Paris, Dabar" è un film del 2001, diretto da Paolo Angelini, classe 1966.