Recensione LIV:
Grande appuntamento martedì scorso, in sala Uander. Appello: Io, Elena, Tigre, Albert d'Aporty. I soliti quattro, mitici. E solo per loro, quindi, entra in sala un maestro, la cui assenza stava rischiando seriamente di minare la credibilità del nostro Cinerofum.
Signore e signori: Stanley Kubrick, newyorkese, classe 1928. Alzarsi prego. Anzi no, state pure seduti. Vorrei infatti chiedervi di compiere questo gesto di rispetto solo DOPO aver visto le sue invenzioni cinematografiche; sì, ha più senso. Farlo consapevolmente. Partiamo quindi con il secondo lungometraggio del regista americano: "Rapina a mano armata", del 1956.
Grande appuntamento martedì scorso, in sala Uander. Appello: Io, Elena, Tigre, Albert d'Aporty. I soliti quattro, mitici. E solo per loro, quindi, entra in sala un maestro, la cui assenza stava rischiando seriamente di minare la credibilità del nostro Cinerofum.
Signore e signori: Stanley Kubrick, newyorkese, classe 1928. Alzarsi prego. Anzi no, state pure seduti. Vorrei infatti chiedervi di compiere questo gesto di rispetto solo DOPO aver visto le sue invenzioni cinematografiche; sì, ha più senso. Farlo consapevolmente. Partiamo quindi con il secondo lungometraggio del regista americano: "Rapina a mano armata", del 1956.



















