Bienvenue Pierre...Yoyo!

Ueila! Che "chicche" che spuntano ogni tanto allo Spazio Oberdan. Due giorni fa, io ed Elena abbiamo fatto la conoscenza di un regista francese classe 1928, un po' defilato anche in patria, alle spalle del più celebre Jacques Tati, di cui fu apprendista. Pierre Étaix è un autore principalmente comico, quindi, ma con quella sensibilità a forma di lacrima che può avere solo chi ha fatto gavetta nei cabaret e, soprattutto, nei circhi. "Yoyo" è una sua affascinante e stravagante opera del 1964.

Quant'affanno lungo le stagioni

In sala Uander, ieri sera è stata un'altra ora e mezza di Kim Ki-duk, di poesia creativa e coraggiosa. "Primavera, estate, autunno, inverno...e ancora primavera" è una pellicola del 2003, con cui il regista sudcoreano (regìa, soggetto, scenografia e montaggio) mostra di essere artista completo, a suo agio con ogni tipo di narrazione. E, soprattutto, in grado di emozionare come bambini quei due sul divano (io ed Elena).

La casa delle risate

Ieri sera mi sono gustato ventidue minuti di grande comicità grazie al cortometraggio “One week” (1920) di Buster Keaton, coadiuvato alla regia da Eddie Cline. E’ stata la terza apparizione in sala Ninna dell’attore, sceneggiatore e regista statunitense che raggiunse il massimo splendore artistico negli anni ‘20 e, anche questa volta, non ha deluso le mie aspettative.

Tanto va la gatta...di Ophüls

Ieri sera, ancora nel freddo milanese che mi sta iniziando seriamente a rompere le palle, al Circolo Familiare di Unità Proletaria, è stato proiettato il penultimo film di Max Ophüls (e della rassegna a lui dedicata). "Madame de..." (in italiano "I gioielli di Madame de...") è stato girato nel 1953 e, per quanto sia permeato della ben nota eleganza stilistica del regista tedesco, lascia qualche dubbio sul ritmo della sceneggiatura, riuscendo in ogni caso a ribadire uno dei concetti cari all'autore: l'amore gioco pericoloso, prima affrontato con leggerezza, poi subìto con afflizione.

L’All Star Game della commedia italiana

Nel 1977 si è giocato un All Star Game della commedia italiana che è scesa in campo con un quartetto base formato da Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman e Ornella Muti. In panchina a dettare gli schemi si sono alternati Mario Monicelli, Dino Risi ed Ettore Scola. Le regole del gioco erano: pochi minuti per tutti con lo scopo di mostrare e descrivere uno de “I nuovi mostri” che si aggiravano per le strade del Paese, facendo divertire lo spettatore.
Ma veniamo alla cronaca.

Sedici piacevoli omicidi

Il regista John Landis, popolare per “Animal House”, “The Blues Brothers” e “Una poltrona per due”, nel 2001 tornò a dirigere un film cinematografico dopo ben dodici anni di inattività: “Ladri di cadaveri” è una commedia originale e piacevole, che non ebbe un grande successo, ma, a mio parere, può essere considerato un buon “ritorno in campo” per il regista di Chicago.

Un Oliver Stone mediocre

Dopo una settimana dedicata quasi in toto alla visione di gran bei film in bianco e nero, visti con grande piacere e con lo scopo di aumentare il mio bagaglio culturale di cinefilo, ieri sera avevo voglia di colori, azione e “modernità”, così ho messo su “Le belve”, ultima opera di Oliver Stone, girata nel 2012.

Buster Keaton genio volante

Il grande Buster Keaton aveva fatto solo una comparsata in sala Ninna in “Luci della ribalta” di Charlie Chaplin e venerdì notte, con la commedia muta “Le sette probabilità” (1925), è giunto anche il suo momento… ed è stato il classico “esordio col botto”!

Burton, Welles e “il peggior regista di tutti i tempi”…

“Plan 9 from Outer Space” è un film horror fantascientifico del 1959 scritto e diretto da Edward D. Wood Jr.. Considerato il film più famoso del regista, venne completamente ignorato dalla critica fino al 1978, anno della morte del regista, quando i critici Medved e Dreyfuss lo definirono "Il peggior film di tutti i tempi". Qualche sera fa ha vinto la mia curiosità e l’ho visto (…confermo), dopo che la sera prima, in sala Ninna, mi ero gustato “Ed Wood”, film-biografia del 1994 che Tim Burton girò in memoria del regista divenuto "il peggior regista di tutti i tempi".

Tetsuo si trucca un po'

Bene. Serata tranquilla in sala Uander. Il primo giorno di primavera si trasforma in un senza tempo senza luogo assordante. "Il martello di carne" ("Tetsuo II"), del 1992, è il secondo episodio del regista nipponico Shinya Tsukamoto, a distanza di tre anni dal primo. Quasi ugualmente delirante.

Il Cybercinema di Tsukamoto

Appena terminata la visione di "L'uomo di ferro" ("Tetsuo"), del 53enne giapponese Shinya Tsukamoto, si è ancora un po' sotto shock. Non male quest'esperienza, inventata nel 1989, tutta particolare, costruita sugli effetti visivi e sull'atmosfera allucinante.

Tolleranza zero colossale

Ieri sera, in sala Uander, ho potuto portare avanti il discorso intrapreso sabato scorso. Eccomi quindi a scrivere sulla seconda celebre "creatura" di David Wark Griffith: "Intollerance", maestosa pellicola del 1916. E' passato solo un anno circa dal film che passò alla storia per le reazioni nelle sale e nelle strade (rispettivamente, esaltanti e rabbiose), ma Griffith appare maturato come un vecchio del mestiere, riuscendo ad orchestrare alla perfezione ogni elemento, dalle colossali scenografie al montaggio dinamico, dall'intreccio affascinante alla sbalorditiva inventiva tecnica.

E Griffith creò la Settima...

Sabato scorso (sempre parte di quel week end che ho definito "potente"), nella sala genovese di Santa Brigida, è stato proiettato un film storico. Film che ha permesso di entrare nella nostra iniziativa ad un padre di quest'arte che amiamo così tanto. Dobbiamo molto allo statunitense David Wark Griffith, il quale, secondo un'opinione condivisa, introdusse le moderne regole della narrazione cinematografica. Se un certo Ėjzenštejn constatò che "Griffith è dio padre. Egli ha tutto creato, tutto inventato..." qualcosa sotto ci sarà. Noi ci limitiamo a vedere cosa ci fosse davanti, partendo da "La nascita di una nazione", sorta di kolossal storico (sulla scia degli italiani che raggiunsero la fama) risalente al 1915.

Pazzi per la guerra

Kim Ki-duk anomalo ieri sera, in sala Uander. O forse no...vediamo un po'. Il regista sudcoreano, un anno dopo il truce ragazzo cattivo, tirò un altro pugno, anzi, lanciò una granata vera e propria su un'altra zona d'ombra di ogni società. BOOM contro il militarismo: "La guardia costiera", nel 2002, fece a brandelli le membra dei soldati di tutti i gradi, ciechi pazzi pupazzi.

Quando Amleto s'inkazza

Venerdì scorso, all'inizio di uno dei week end cinematografici più "potenti" che ricordi, in sala "Santa Brigida", ho avuto l'occasione di vedere "Amleto si mette in affari", pellicola del 1986 di Aki Kaurismäki, che permette di cogliere, una volta di più, l'acutezza e l'originalità dell'opera del regista finlandese.

I volteggi d'amore di Ophüls

Ieri sera, al Circolo Familiare di Unità Proletaria, proprio dove Martesana e Viale Monza s'incrociano, accanto al chiassoso "Zelig", è stato proiettato un altro gioiello dell'opera di Max Ophüls. "Il piacere", del 1952, parte da tre racconti dello scrittore Guy de Maupassant, per giungere ad un cinema perfetto, fatto di movimenti macchina affascinanti e attori che danzano elegantemente su una scena in cui perdersi è delizioso.

L' "ubi Maior" dei Dardenne

Ieri pomeriggio, nella sala di Santa Brigida, c'è stata la proiezione del film "La promessa", girato nel 1996 dai Fratelli Dardenne, allora quasi esordienti per il grande schermo non documentaristico. In questa pellicola si riconoscono bene sia i temi e sia gli stili cari ai due registi belgi.

Burton e l'aldilà che vale

Ieri sera, in sala Uander, è ritornato a farci visita Tim Burton. Sotto le vesti di pupazzi animati da tecnologie avanzate varie e, soprattutto, dalla fantasia degli autori (alla regia anche un Michael Johnson, scegliete voi quale). "La sposa cadavere" è del 2005.

Vatti a fidare degli angeli biondi

Il quarto film di Orson Welles è una caotica danza sui flutti dei mari tropicali; lo spettatore travolto dalla passione e dal delitto, intrecciati in maniera complicata, gioco di specchi in cui è facile smarrirsi. "La signora di Shanghai", del 1947, ha come interpreti principali lo stesso Orson Welles e la bellissima Rita Hayworth, incorniciata più che mai dalla maestria del regista.

La legge è contro per tutti

Altro giro, altro Orson Welles. Il regista che venne dal Wisconsin, nel 1962, portò sullo schermo, rielaborandola, la celebre opera letteraria di Franz Kafka, volteggio frustrante ed imbarazzante nel teatrone del mondo legislativo: "Il processo" è un vertiginoso percorso nella follia in cui si può precipitare entrando nelle sabbie mobili della legge, senza colpa: hanno armi a sufficienza ed munizioni infinite, tante quante le sentenze da emettere.