Rocco e i suoi fratelli

Cine insieme n° XXIV:
Edizione speciale. Causa sciopero del direttore. Mai successo.
Dopo svariati rinvii a causa di limiti temporali, finalmente siamo riusciti a guardare "Rocco e i suoi fratelli". Film del 1960 diretto da Luchino Visconti. Per i meno sensibili, l’elemento che salta per primo agli occhi è la durata, due ore e cinquanta minuti (fatte bene). Sala Sbargioff è gremita come non mai, addirittura c'è gente ammucchiata sui letti, WOW. Si assapora una bellissima atmosfera, ancor più esaltata quando, nelle prime scene, sullo schermo appare la copertura della stazione di Milano centrale, proprio lì a pochi passi da noi. Emozioni che solo sala Sbargioff può offrire (senz’offesa).

Extra: Caos Calmo

Caos Calmo, di Antonello Grimaldi, 2008.
Ciao 'rofum, questo film ce lo siamo sparato io ed Elena qualche settimana fa; non sarà un extra fresco  fresco ma voglio comunque riportare qui alcune riflessioni che feci.
Settimo film del cinquantenne regista sassarese, ripropone mio avviso, la fotografia già abusata dai film di  Muccino & Co.; se saprà ritagliarsi un angolo di cinema proprio lo vedremo.

Extra: Giù la testa

La rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza,  con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia. La rivoluzione è un atto di violenza. Mao Tze Tung.
Con questa premessa inizia "Giù la testa"; come si dice dalle mie parti metto le mani avanti per non cadere all’indietro. Il film è di Sergio Leone, altro super regista rappresentativo del cinema italiano. Fulcro e colonna portante del nostro Partenone cinematografico, anzi di più. Il Cinerofum non può esimersi dal dedicargli una serata. Il suo film più rappresentativo è C’era una volta in America, considerato da molti il più bel film di tutta la storia del cinema. Ragazzi, che aspettiamo???

Extra: Meglio a di-Juno...

Juno, di tal Reitman, 2007.
Film bocciato, anzi dai, rimandato. Il regista è un canadese del '77 che, tutto sommato, può far strada con la camera; la sceneggiatrice, Diablo Cody, è un'ex spogliarellista americana di 30 anni che, mi sa, ha fatto strada in camera; l'attrice protagonista (Ellen Page), è una ventenne connazionale del regista, molto graziosa... Insomma le premesse non sono delle migliori.

Il monello

Appuntamento XXIII:
Ieri sera al Cinerofum, in sala Uander, grande cena trentina: succulenti (vero Tigre?) canederli, wurstel malati e speck sopraffino...grazie Ele. Poi, per la XIII serata, new entry: Elio da Bitonto (ualiò!), grande acquisto.
Carichissimi, parte la proiezione di "La regola del..."di Renoir, 1939. Il film parte con un effetto fruscìo molto...affascinante e la storia comincia senza farsi capire; ma ecco che, piano pia....


Dicevamo, "Il monello" di Charlie Chaplin, 1921. Questo è il film più datato che abbiamo mai accolto nel nostro 'Rofum.

Quién sabe?

Serata XXII:
Per il XXII° incontro, sala Sbargioff con i soliti cinque: i due Albert, Tigre, io ed Elena. Tutti carichi per "Rocco e i suoi..." ma no, niente, troppo tardi e troppo lungo; cambio programma: ci spariamo un più tranquillo western all'italiana, "Quién Sabe?" di Damiano Damiani, 1966, film a cui sono affezionato per averlo visto nel mitico post-capodanno 2008, con una super combriccola a casa di Barabba.
Tranquillo si fa per dire: le emozioni sono tante ed il trasporto dello spettatore è inevitabile!
Lo testimonia il fatto che la Ele, a metà, lo ha apprezzato così tanto da dedicargli una ronfata da 'zZz' sopra la testa...vabbè; forse ero io il più entusiasta, però tutti hanno apprezzato.

Gli abbracci spezzati

Recensione XXI:
Cinerofum in trasferta: esonda dalle sale Uander, Sbargioff, Spumador e Blauzer, per accomodarsi nello Spazio Oberdan di Porta Venezia. Ed il motivo è accogliere ufficialmente il regista contemporaneo Pedro Almodóvar nel nostro club; già presentato informalmente con due extra. Il film di ieri sera è stato "Gli abbracci spezzati" (2009); diciamo subito che ai quattro presenti (io, Ele, Tigre ed Albert Aporty) il film è piaciuto; e non è stato solo il sapore di una sala cinematografica "reale" che ha segnato positivamente le espressioni di tutti (se poi ci aggiungi un miniposter con il volto di Jean-Pierre Léaud in sala proiezione...CIAO).

Extra: "Vitelli senza campanaccio"

Tre i fortunati (Io, Ele, tigre) che, mercoledì scorso, hanno avuto la possibilità di guardare al  cinema un altro straordinario film di Federico Fellini: "I Vitelloni", 1953.
Da vedere, di corsa, veloce, veloce, perché sembra proprio che dal mare stia arrivando una tempesta di quelle serie; è ventosissima la Rimini (in realtà le spiagge sono di  Ostia) che ci consegna il regista, si respira di "Sapore di sale", di ombrelloni e  sdraio riportati dentro le cabine, di salsedine, di cielo grigio e sabbia butterata  dalla pioggia. Sarebbe ora di rimettersi un po' in ordine, di mettere i vestiti seri  ed affrontare il centro città; ma qualcuno rimane...non se ne vuole proprio andare.

Sciuscià

Visione XX
Auguri Cinerofum! La sala Uander è in subbuglio, si stappano le bottiglie (una da 18 mila lire!), la torta salata della Matilde di Monzambano, bignè alla crema della pasticceria di sotto!...e per festeggiare il 20° incontro ufficiale, un maestro della regia: Vittorio De Sica, con "Sciuscià", 1946.A poche settimane da "Accattone" e "Roma città aperta", ecco un'altra medaglia al petto per il cinema italiano. Neorealismo che sfonda le frontiere nazionali.

Extra: Il fiore del mio segreto

Ieri sera film in sala Uander, io ed Elena. Il secondo film di Pedro Almodóvar tra gli extra-cinerofum."Il fiore del mio segreto", 1995. Uscito due anni prima di quella carne che non mi ha fatto tremare, questo film mi è sembrato migliore. Un gradino sopra per quanto riguarda sceneggiatura, dialoghi e recitazione. La fotografia è sempre quella, colorata e marcata (le inquadrature sembrano quadri di Aldo Gentilini), così come il taglio dato al film, a metà tra drammatica rassegnazione e cinica ironia.

Extra: campagnata con Renoir e...il Tigre :(

Venerdì scorso, io ed Il Tigre, abbiamo deciso di andare a conoscere Jean Renoir. Appuntamento all'Oberdan di Porta Venezia ma...chi c'è al suo posto? Sgarbi e la sorella...Non ci crederete mai, ne è valsa la pena. Mi spiego: si può anche sorbire un'ora di vanità e autocompiacenza del critico d'arte se poi le immagini in bianco e nero del 1936 ci regalano un capolavoro di realismo poetico dell'arte cinematografica. "Partie de campagne", in italiano "La scampagnata", è una carezza indimenticabile;

Extra: "Bella lì, Luis!"

Giovedì, dopo la solita partita a calcetto, è il momento dell'extra cinerofum (Ele resisti, ti prego!):  "Bella Di Giorno" di Luis Buñuel, 1967. Leone D'Oro al Festival di Venezia. Che pazzo che è il regista  spagnolo, lo avevamo già capito con gli altri suoi film, ma ogni volta ci sorprende. Una  storia "acrobbatica" direbbe il Tigre: una tipa di legno (Catherine Deneuve tanto sorniona e viziata,  quanto fredda come un killer) sente, improvvisamente, il bisogno di "fare la vita" nell'orario più consono  allo shopping. Ecco: se dovessi trovare una critica da muovere al film...è quella che io chiamo "morbo di  Shining"...

Extra:...ed una Moretti Rossa

Mercoledì scorso, 10 Febbraio 2010, dopo centochiodi piantati proprio lì, decido di fare una cosa che anni fa non avrei mai immaginato: mi guardo un secondo film italiano. E proseguo il filone morettiano: "Palombella Rossa", 1989.
Mi è piaciuto. Inizia a starmi più simpatico il regista di Brunico...in certi momenti mi ritrovo nella sua insofferenza verso l'altro, verso chi cerca un confronto con me, ma da cui sento di non trarre nulla, solo sterili luoghi comuni. E, checché se ne dica, di comune questo film ha poco; ed altresì bisogna ammettere che i film di Nanni Moretti hanno un carattere peculiare. L'idea del film che gira attorno ad una partita di pallanuoto è, già di per sé, più che originale.

Extra: un Po di Olmi

Mercoledì scorso, in sala Uander con la Elena, ho visto un altro film di Ermanno Olmi, del 2007: Centochiodi. Il film parte con una pellicola dai colori di sit-com e un titolo che ci comunica il protagonista: Raz Degan...brrr, mi percorre un brivido, ma...dovrò ricredermi, non si comporta male il modello israeliano. Le magagne, semmai, gli vengono messe in bocca da dialoghi a volte un po' banalotti e da sentenze abbastanza tronfie. Ma lui, secondo me, il suo lo fa.
Il regista della "Bassa" ci consegna un film che proclama la sua idea di vita pura, fatta di affetti sinceri, lealtà e rifiuto di una modernità che, invece di esaltare i valori positivi del vivere assieme, insegna a ignorare l'altro, ad accumulare per superare chi ti sta affianco, in ricchezza e potere.

Extra: La dolce vita

"Preceduto da un gran rumore di scandalo, da echi di polemiche, proteste, patemi ed osànna,  era giunto in paese un film sensazionale. Il parroco di San Firmino aveva scagliato i suoi fulmini contro i figli sentenzioso, ed ammonito il fedeli a boicottarlo, ma con scarso risultato. - Ci sono orge degne di Tiberio, si scambiamo le mogli, streeptease…. Amuninne picciotti. - Non si  era mai visto niente di simile. Anche le sedie del bar centrale stipate dentro la sale risultavano insufficienti a far fronte all’afflusso del pubblico. Erano arrivati anche dalle campagne, percorrendo decine di chilometri a dorso di cavallo  e creando problemi di promiscuità per i galantuomini da Agramonte, finché don Ciccio Matera aveva preso le redini dell’organizzazione con indubbia efficacia, debbo dire."

Vertigo - La donna che visse due volte

Cine-appuntamento XIX:
Ieri sera al Cinerofum finalmente è entrato in scena Lui: Alfred Hitchcock. Il maestro del brivido ma soprattutto dell'innovazione, della sperimentazione (e vedremo quant'altro).
I soliti irriducibili ieri sera in sala Uander: io, Ele, Tigre e Albert D'Aporty. Dopo un piatto di "Pici Cacio e Pepe" si parte nell'indecisione generale. Ma alla fine non c'è dubbio: per non rischiare di lasciarci vincere dalla stanchezza accumulata nella giornata, decidiamo "Vertigo - La donna che visse due volte"(1958).
Allora, diciamo subito che la motivazione per cui è stato scelto il film si è rivelata azzeccata sì...e no. Ma andiamo con ordine.

Extra: una Moretti Bianca

Ieri sera porto avanti il filone morettiano: "Bianca", film del 1984. E dopo una faraona da urlo e un Garda da lacrima, la sala Uander fa accomodare sul suo divano me medesimo ed Elena. L'attore protagonista è, come al solito, il regista stesso, qui nei problemi esistenziali successivi a quelli di "Ecce Bombo". Il prof. Apicella potrebbe essere il Michele del film del '78 cresciutello. Difatti forse la situazione è anche peggiorata...se si è arrivati a tanto!...Cmq il personaggio che mette in scena Nanni Moretti è sempre divertente; anche se fa riflettere, le gag sono sempre permeate di una comicità che travolge; anzi, in quest'"episodio", l'inserimento di venature giallesche rende il tutto ancora più leggero, in quanto, forse, meno credibile.

Extra: Il demonio

A metà tra film e documentario, "Il Demonio" di Brunello Rondi (1963) è una pellicola dalle tinte forti, che non concede nulla allo spettacolo se non nel senso fotografico, con paesaggi assolati (siamo in Basilicata), ripresi con panoramiche suggestive, lunghi campi, alberi rinsecchiti che si stagliano in cielo disegnando curve stregonesche, una nuda e pura desolazione, ancor meglio della drammatica situazione della protagonista, ragazza sola e schivata da tutto il paese perché ritenuta in qualche modo compromessa col maligno.

I compagni

Incontro XVIII;
Ciao ‘rofum,
 “I compagni” di Mario Monicelli (1963). Innanzitutto grazie al Tigre (Ossy) per l’opportunità offerta in sala Sbargioff, oltre ad un ottimo piatto di salsicce (anche di fegato!) e patate servito in cucina. Il film da lui suggerito è un gran film. Il “suo” Monicelli non tradisce sicché mi sa che ci terrà compagnia spesso, in futuro. Ma colgo l’occasione della 18a serata ufficiale per ringraziare un po’ tutti i partecipanti (chi più chi meno) di questa nostra cine-iniziativa: sono ormai molti i film che mi hanno arricchito (soprattutto con le seguenti riflessioni!).

Extra: Uccellacci e uccellini

"Uccellacci e uccellini" è un film del 1966 scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini. Dietro ad esso v'è un Pasolini disilluso, rammaricato per la morte della figura di Palmiro Togliatti, avvenuta due anni prima. E' un film denso di surrealismo (non storico ma "delle favole" che "è fondamentale" ci lascia il regista stesso) che, sotto forma di racconto fantasioso, espone alcune idee del regista.