Guardiamo la programmazione nelle sale per i resti dell’estate. Ne esce un film francese, bene, con Angelina Jolie, uhm, e Louis Garrel, e vabbè andiamo. La parigina classe 1976 Alice Winocour, “Couture” (2025) fa capolino nel backstage del feroce ballo mascherato delle fashion week (...), drammi e sogni di giovani e meno giovani donne. Scrittura sapiente per non cadere nell’ovvietà.
Eravamo in sette nella piccola (ma gelida) “FilmClub”. Dalla moda al cancro (“Aggressivo, agguerrito”), stelle-stalle che obbligherà l’acclamata regista (attrice) a riflettere sulla fugacità del proprio organismo. Le settimane della moda “inutile e necessaria” con lo sfruttamento di anime e corpi di ragazze e ragazzi. Si salta tra i personaggi, in ottima ottica corale, tra truccatrici (e truccatori) in lotta per la sopravvivenza (lavoro). Vero che la solidarietà femminile può far molto per uscirne incolumi. Intento e intreccio dichiarato, peraltro, dalle parole di una delle tre donne, la truccatrice aspirante scrittrice che la Winocour sfrutterà con sapienza per liberare i propri versi durassiani. Qualcosa di debole (la telefonata tra moglie ed ex-marito), qualcosa di necessario (la provocazione al bar) e un’ottima chiusura (poiché chiude) fanno sì che questo film si porti a casa la sufficienza, anche e soprattutto grazie alle interpretazioni. Ne ha fatta di strada, Lara Croft…
(depa)


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