Cartelli vuoti, popolo muto

Dopo essere stato colpito in piena coscienza dall’ultimo film di Jude Radu, l’occasione per conoscerlo meglio è arrivata, che ve lo dico a fare, dal buon SimonMi. A ritroso nella filmografia del caustico regista rumeno, abbiamo impattato contro “Non aspettarti troppo dalla fine del mondo”, Premio della Giuria a Locarno 2023. Allucinante desolazione umana.
“Conversazione” riporta una didascalia, ma nessuno apre bocca stamattina (bad night?). “Angela va lontano”, non è chiaro dove. Poi c’è Bobiță, influencer filtrato, che chiede like per la “sua” maserati. Ciciarate varie, barzellette, video volgari “come parodia, per non impazzire col lavoro” (?). Rallenti alla Marker dice SimonMi, sì. Poi lunghi raccordi in abitacolo (c’è traffico). Diabolica Angela Radescanu, “La proprietà è protetta e garantita dalla legge”. Alienati su quattro ruote e da “green screen”, tecnica speciale di americani e tedeschi!
Feroce Radu, le cose non paiono davvero poter cambiare. Ware o Whore house, poca differenza. Di Russia e altro non si deve parlare. Certi cognomi, meglio censurarli (qui coi vari Chiappa e derivati saremmo fottuti). Guadagna chilometri il vuoto nel discorso sociale e politico. Vera “follia”! Nelle soap opera di una volta il vuoto di oggi. Apocalisse anche sessuale (ora faccio il rallenti sul tassista che protesta). Strade-cimitero a una corsia. Chi lavora nel marketing “non ha idea” (e teniamoci questo clima), ma sa mentire. Bobiță “acuto e profondo” come Charlie Hebdo. Più che “forbidden”, il planet è bello che andato. “Ma la sbarra è comunista!”. Degli esseri umani rimane molto poco. Il prestigio internazionale che hanno anche le fabbriche di morte armata e altre aziende bio-devastatrici.
“Andiamocene, mandiamoli tutti affanculo”.
“Capolavoro”, in sala Navetta.
(depa)

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