Ieri sera, in sala Uander, è stato proiettato un filmone spettacolare di quasi 3 ore che snobbai tenacemente quando uscì nelle sale: "Avatar". Col senno di poi, mi pento della scelta che feci due anni fa, vedendo le sale invase da orde di appassionati di mondi fantastici (da me stereotipizzati in varie sotto-categorie), di voltarmi e camminare in senso opposto. Tra i vari "contro" del mio narcisismo figura anche quello di non aver visto l'ultimo film di James Cameron al cinema, magari in 3D.
Extra: Arianna è cotta!
Ieri sera, in sala Uander, Billy Wilder s'è intrufolato per scappare dal gelo che per le strade stava bloccando tutto; eravamo lì, io ed Elena, a guardare Corradino che stava facendo il solito punto sui fatti quotidiani, quando Billy ha iniziato a battere forsennatamente sulla porta della sala, gridando "No, tranquilli, 'sta volta niente ansie, stasera si ride, si scherza...al massimo un goccio di magone sul finale! E poi guardate chi v'ho portato...", allargando il braccio e facendo accomodare nientemeno che Audrey Hepburn e Gary Cooper: "Arianna" (1957).
Extra: Malick e il male
Ieri sera, in sala Uander, si è proseguito il discorso iniziato qualche mese fa col regista americano Terrence Malick. Ed eccoci dunque, io ed Elena, ad affrontare il filmone del regista di Waco sulla guerra e, più in generale, sul male che attanaglia la stirpe umana, incapace (detto esplicitamente dalla voce fuori campo "del regista") di godere delle bellezze e dei piaceri messe a disposizione dalla generossima Madre Terra: "La sottile linea rossa", del 1998, è un film di quasi tre ore che appassiona molto e dà un bel quadro d'insieme di ciò che comporta la bruttura bellica.
Extra: la Santa Agonia di Bresson
Il Cinerofum gira come una trottola tra le sale, a raccattare tutto il cinema possibile, tipo i robottini che, lasciati a gironzolare liberamente per la casa, aspireranno ogni sorta di roba; sì, sporcarsi le mani con la materia cinema ci sta, dev'essere fatto!, resteranno esclusi solo i film pulviscolo: non aspirabili, impercettibili, trascurabili, ma che, siano maledetti, di malattie ne portano a iosa, guardate le nostre sale/società. Ieri, altro film sulla fede (strettamente, checché se ne dica) cristiana: "Diario di un curato di campagna", terzo film di Robert Bresson, 1951.
Nuvole in viaggio
Incontro LXXXII:
Ieri sera appuntamento ufficiale con il regista finlandese Aki Kaurismäki: in sala Uander io, Elena, Albert Aporty & Michela; per prepaparare un'ipotetica sortita cinematografica a vedere l'ultimo lavoro del regista ("Miracolo a Le Havre"), ho deciso di proiettare un film comunemente riconosciuto come esemplificativo del cinema di Kaurismäki: "Nuvole in viaggio", del 1996, continua a far sognare un cinema diverso ad alcuni spettatori, lascia decisamente freddini altri...
Ieri sera appuntamento ufficiale con il regista finlandese Aki Kaurismäki: in sala Uander io, Elena, Albert Aporty & Michela; per prepaparare un'ipotetica sortita cinematografica a vedere l'ultimo lavoro del regista ("Miracolo a Le Havre"), ho deciso di proiettare un film comunemente riconosciuto come esemplificativo del cinema di Kaurismäki: "Nuvole in viaggio", del 1996, continua a far sognare un cinema diverso ad alcuni spettatori, lascia decisamente freddini altri...
Extra: Banane senza tempo
L'altro ieri sera, in sala Uander, Woody Allen è tornato a trovare il Cinerofum portandoci la sua terza impolverata pellicola che ha sfoderato assieme a una fugace lacrimuccia aggrappata alle sue rughe; aria di album di famiglia sul divano e, Elena e io, non abbiamo fatto fatica a stringerci attorno al regista newyorkese, sia per un senso di gratitudine, sia perché guardare "Il dittatore dello stato libero di Bananas" implica ogni volta passare un'ora e mezza di humor esilarante, irriverente, intelligente, fantasioso, in una parola: Woody.
Extra: Wenders & Handke tra le nuvole
Ohhh, ecco: finalmente, non solo ho potuto rivedere, senza addormentarmi, il film più celebre del regista tedesco Wim Wenders, ma ho potuto anche osservarlo al cinema; "Il cielo sopra Berlino", film del 1987, è un'opera complessa o, se preferite, semplicissima, purché la lasciate "scivolarvi addosso", un po' come qualche film già visto al Cinerofum (i "Fellini" per esempio...); tant'è che, personalmente, quando mi è caduto l'occhio su uno dei co-autori, ho temuto per il peggio; e non solo perché ancora stavo elaborando la peperonata "Luci d'inverno"...
Extra: Bergman e dubbi religiosi
Ieri, sapendo che in sala ci sarebbe stato un Bergman, sono andato, forse incautamente, all'Oberdan. La Elena, con quell'istinto che lei sola può avere per ovvie ragioni, ha preferito stare al calduccio a preparare toast coi carciofi; tra l'altro, la aspettava, allo spettacolo successivo, un altro "filmettino" mica da ridere...quindi sì Ele, te la sei giocata bene. Non che "Luci d'inverno" sia un brutto film, ma di certo non digeribilissimo; il regista svedese porta avanti le sue elucubrazioni religiose e il risultato è un film che presenta alcuni dubbi e fornisce alcune possibili risposte; evidentemente teologia autobiografica a disposizione di tutti.
Extra: von Trier contro natura
Ormai in sala Uander, avendo programmato un altro mattoncino del muro cinematografico del regista danese, i presenti sanno già cosa attendersi: io ed Elena, un po' emozionati, un po' spaventati, premiamo play e aspettiamo che il penultimo lavoro di Lars von Trier ci travolga: "Antichrist", del 2009. Altro che travolti! Al termine della pellicola, dopo "svenimenti multipli", fughe sotto-coperta (ma al cinema come diavolo faceste?) e fulminee virate di capo, i due spettatori restano come stracci sul divano, in attesa che passino quelli del lavaggio strade...
Extra: Wilder era noir
Altro Billy Wilder, il 'Rofum inizia ad avere una visione più completa di questo gigante della "nostra" amata Settima. Terzo film del regista che conosciamo soprattutto per la freschezza e l'intelligenza delle successive commedie, "La fiamma del peccato" (1944) è, invece, un noir più cupo del nero che tiene lo spettatore sulle spine dall'inizio alla fine, nonostante questa sia annunciata già nelle primissime scene...
Extra: Gelo Kaurismäki
Quando il Cinerofum punta la sua preda, non la molla più, sino a quand'essa non sia stata spolpata e disossata. E' vero, a ben vedere, sono ancora molti, infiniti, i lavori incancellabili dei vari grandi maestri del cinema che ci sono ancora nascosti; ma il Cinerofum è una bestia un po' così, strana; selvatica e istintiva. Può capitare che, mentre sta gustando un prelibato Truffaut, si faccia distrarre da un Godard che ironizza là, oltre le Alpi; mentre ancora si lecca i baffi per un Wilder d'annata, eccolo puntare già un Kaurismäki nella steppa, come al solito immobile per lo spavento..."La fiammiferaia" è un film di quest'ultimo, del 1990; sala Uander accoglie definitivamente il regista finlandese nel proprio focolare, ottenendo in cambio uno sguardo cinematografico affascinante e nuovo (almeno nel panorama contemporaneo da noi affrontato), dai connotati ben delineati.
Extra: Blues Brothers alla Kaurismäki
La settimana scorsa, in piena crisi di reclute, il Cinerofum ha aperto la Sala Uander a personaggi stravaganti, alcuni si sono seduti sul divano (Io, Brown e Ale Paroz), tanti altri sono entrati nello schermo: "Leningrad Cowboys Go America" è un road-movie al sapor di Kusturiça che fa sorridere e soffermarsi, non su un tema socio-economico ma...musicale. Dimenticavo, qualcun altro ha fatto ingresso nella nostra iniziativa: non si è seduto tra noi, né si è disposto sulla scena, bensì, a mezza distanza, si è accomodato sulla sedia del "Director" per orchestrare questa pellicola del 1989...Aki Kaurismäki è un regista finlandese, classe 1957, ormai affermato nel panorama internazionale dei registi cinematografici.
Extra: Scemo chi scimmiotta
Qualche settimana fa, solo soletto in sala Uander, mi sono tolto un sassolino che avevo da un po' nella mia scarpa cinematografica: quel "La donna scimmia" di Marco Ferreri che, alla rassegna che qualche tempo addietro lo Spazio Oberdan dedicò a Ugo Tognazzi, mi sfuggì più volte, vuoi per impegni, vuoi per pigrizia. E ho fatto bene a colmare tale lacuna: questo film del 1964 trasuda della graffiante intelligenza del regista e della disinvolta naturalezza del protagonista; a contorno, una bravissima Annie Girardot ("Rocco e i suoi fratelli", "I compagni", "Dillinger è morto"...). Fidatevi.
Extra: Hollywood e l'uomo, il successo e la disfatta
Ieri sera, in sala Uander, è tornato Billy Wilder; sì, il regista austro-ungarico (oggi si direbbe polacco), prima di Natale ci ha voluto salutare con una delle sue opere più ricordate: "Viale del tramonto", del 1950, è un Wilder meno brillante e gioioso delle opere successive che abbiamo visto sinora in sala, anzi, in questa pellicola il vostro ottimismo andrà a farsi benedire; forse il regista in quegli anni aveva ancora negli occhi la fuga da quella sua Europa in preda alla violenza, forse non si sentiva ancora così grato a quella Hollywood che lo rese immortale (scambio equo tra i due), o forse i produttori gli spiegarono solo dopo questa pellicola angosciante che far sorridere (almeno in superficie) è più redditizio. Comunque sia, Billy Wilder che dirige una Gloria "Norma" Swanson così non permette di girarsi dall'altra parte, anche se fa male allo stomaco. Pilastro di marmo durissimo della Settima.
Extra: Woody, Parigi e l'Old Fashion
Ieri sera, in quel "gran cinema" che è il Plinius, sempre pronto a raccattare "euri" qua e là, io ed Elena ci siamo precipitati a vedere l'ultima fatica di Woody. Siamo quasi alla cinquantesima bobina ma, per il regista hollywoodiano classe 1935, i metri di pellicola volano, come fossero primi appassionati esperimenti, a trasportare il pubblico in sala, con la solita acuta leggerezza, su città e riflessioni. "Midnight in Paris" è il classico lavoro di Woody Allen, diverte in maniera intelligente; in questo caso, se lo svolgimento non soddisfa al 100% è perché un film non può durare 7 ore; dopo il "The end" tocca a noi.
Extra: Il cinema si gira, tributo al muto.
Il Cinerofum riapre dopo la meritata pausa "Kampu-Thai" e si reca al cinema a vedere un film di cui sentì parlare a Cannes 2011. Michel Hazanavicius, parigino classe 67, ricordandosi del cinema che fu, si volta indietro più che i Coen, con il loro uomo smemorato, solo per citare uno dei recenti sul 'Rofum, e, oltre a rispolverare ed esaltare il bianco e nero, riesuma addirittura l'assenza di sonoro, realizzando un vero e proprio "muto": "The Artist" è un coraggioso tributo a quel cinema cui viene sempre più voglia di rivolgersi. Il risultato, per me, ottimo: i cuoricini negli occhi degli innamorati delle pellicole ante 1929, seppur non rossi per ovvi motivi, battono forte all'uscita dalla sala.
Extra: Kubrick e l'Etica.
Altro Stanley Kubrick, questa volta il suo quarto lavoro, datato 1957: "Orizzonti di gloria". Grande esercizio di sintesi del regista americano che, sfruttando il precipitare degli eventi classico delle vicende militari, ci mostra, in realtà, non solo la bassezza morale che permea gli ambienti militari ma anche il problema di fondo comune a ogni esemplare della specie umana: l'egoismo che si trascina appresso una sostanziale repressione di qualunque etica morale (per sé) e civile (verso gli altri).
Extra: Eterno Faust
Cinema Arlecchino, quello tra San Babila e il Duomo, una traversa di Corso Vittorio Emanuele; io ed Elena spavaldi entriamo e già l'entusiasmo scema di qualche grado quando scopriamo che più si prova ad andare in un cinema "per pochi", più ci si tiene alla larga dalle multisale, più il prezzo da pagare sarà alto, 8 euro, tié, basta cinema e pizza per noi coppiette degli anni 2000; cinema e di corsa a casa: benvenuti a Milano, la città dalle mille possibilità. "Eh ma lei non sa le spese", già, già; peccato che anche lei non sappia le spese, penso io...Torniamo a noi: spavaldi perché ormai pensiamo di poterci sparare un "Faust" di un regista russo, così, con nonchalance (come direbbe Richard Romeo).
Extra: Gaglianone, nemmeno col destino
Ieri ser...leggete l'inizio degli altri editor, questo è uguale. Di diverso c'è che 'sta volta il film è il secondo lungometraggio dell'anconetano (torinese d'adozione) Daniele Gaglianone: "Nemmeno il destino" è del 2004, ed è anche il secondo film dell'autore che ho visto, dopo quel "Ruggine" che mi deluse parecchio.
Extra: Hitch, altro amore folle
Ieri sera su Iris, che colgo l'occasione di ringraziare, super programmazione; la sala Uander accetta il dono e alle 21 tutti seduti (io ed Elena) a vedere un altro Hitchcock e in particolare, proprio dopo "Io ti salverò", un altro giallo psicologico: nel 1964, fase più che matura della sua produzione, Alfred Hitchcock confermò la modella acqua e sapone statunitense "Tippi" Hedren (che lo convinse con le sue scenate di panico de "Gli uccelli", dell'anno precedente) e chiamò l'agente segreto "007" affinché, con sguardo malizioso e parlata frizzantina, accudisse la prima; il risultato fu un "Marnie" tutto da seguire, cosparsa di quella stessa alta tensione che attanaglia una mente in costante fuga, un animo sempre rincorso da ricordi spaventosi.
Iscriviti a:
Post (Atom)


















