Silenzio sociale

Cresce il cinema spagnolo nelle sale internazionali. Alle 21:15 di ieri sera, nella grande Sala 2 dell’“Ariston” eravamo in sette, Elena ed io compresi per “Il silenzio degli altri” (t.o. "Sorda") scritto e diretto nel 2025 dall’esordiente Eva Libertad, regista classe 1978 di Murcia. Film su diversità e comunicazione: la feroce sordità diventa esempio pregnante, per nulla metaforico, di tutte le nostre difficoltà. Pluripremiato Goya, regia e interpretazione, ne conveniamo.
“Cinema non udente”, perciò più sensibile agli altri moti di corpo, cuore e cervello. Ambiziosamente empatico. Un affaccio interessante, foriero di riflessioni, che mancava. Sordità. E maternità. Una donna è sola tre volte. Circondata da udenti, la comunicazione è più che complicata (è affilata). Ribalta i punti di vista, facendoci balenare agli occhi la ben maggiori capacità di presa di coscienza e, perché no, di sacrificio, cui è chiamato il sordo che vuole convivere con un udente, rispetto al contrario. Anche in ospedale, sei doppiamente nelle mani degli altri. Nel loro silenzio, appunto. È il racconto di una storia particolare (da uno spunto autobiografico), ma che si fa universale nel portare a galla i resti d’una comprensione fragile, nel rappresentare le difficoltà d’integrazione che affliggono chiunque sia ritenuto diverso. Merito della scrittura. Di regista e interpreti: la bravissima attrice spagnola non-udente Miriam Garlo, sorella della regista, è da questa seguita con una sensibilità così coerente da spiegarsi solo con tale legame familiare. Visite dei parenti, uscite con gli amici del marito (udente!) Silenzi e imbarazzi. Qualche complesso, chi non ce l’ha. Pretendere che la prima parola pronunciata fosse un gesto; le cuffie, che ricordano le ormai celebri “Magliette del Beigua” (colla moglie che ride fuggendo dinanzi al pisellino reciso). Anzi, mi sale una terrificante fobia…ma la película resta un notevole unicum
(depa)

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