Lasciamo il cinema ispanico contemporaneo e buttiamoci,
causa lezioni all’ “Alliance” al martedì, nel cinema francese "classico", si-fa-per-dire. Balzachiano sì, ché Claude Chabrol, già al suo secondo lungometraggio
del 1959 irrompeva come provocatore: “I cugini” devasta più di una vetrina
cinematografica [Visto n. 21355].
"Foglio" ci passa il file e in "Sala Brega" si fa tutto grigiazzurro parigino. Tra Dandy coi mezzi, c'è Paul eccentrico parente della capitale, come molti a Neuilly! Tanti i suoi cugini che salgono dalle scale. Pure Charles. Vongole diplomatiche
e dialoghi guizzanti (Paul Gégauff), si volteggia tra questi gozzoviglianti senza
una causa. Classe a perdere, il vuoto per relazioni quotidiani (e alcoliche), come dentro
un acquario, che è poi la Città, coi suoi demoniaci personaggi. Uomini mascalzoni e donne contorno. C’è Florence. Bel trio Flo, Paul e Charles. Gli anni migliori, dannato studio. Alka-seltzer
o Armagnac per il giorno dopo.
Grande Chabrol.
(depa)


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