Restare, andare. Restare

Il fine settimana appena trascorso ha visto nelle sale il breve “La Nueva Ola - Festival del cinema spagnolo e latinoamericano”. Riuscito a presenziare con un film per giorno, con formazioni varie, è stato un interessante affaccio. Partiamo dall’ultimo, in solitaria pomeridiana: con “La hija cóndor”, del 2025, scritto, montato e diretto da Álvaro Olmos Torrico, cineasta boliviano non alla sua prima affermazione, parla di terre e generazioni travolte dalle novità: ben poche in sintonia colla nostra esistenza su questo pianeta.
Nella Sala 2 del “Sivori” forte componente andina, che assiste in silenzio alle suggestive immagini naturalistiche. Si sente il fragile vagito della Pachamama. Nel remoto villaggio, dove non si sa mentire, ma si sa sognare, irrompe una radio, che accorcia molteplici viaggi…Si apprezza il silenzio ma…DJ MARTIK! Colonna sonora di inattesi match di fútbol femminile sulle verdi svettanti colline. Ma una nonna partera…rispettare e abituarsi…VIA! In tre su una moto fluorescente! Ma “cosa è successo”, mi chiedo anche io. La comunità totorani (quechua) pare soffocare la graziosa apprendista partera, ma nel finale il film rimescola i punti di vista, l’emancipazione della giovane braccata da imposizioni di un altro tempo viene a patti con quelle tradizioni, trovando nei sorrisi delle pazienti isolate e abbandonate la soddisfazione di essere utile alla propria comunità (con buona pace degli scienziati medici). Con ammaliante passo lento e la fotografia attentissima, un accorato confronto generazionale, quindi culturale. Ambiguetto, forse "sensibile alla complessità", ma interessante e ben fatto. Applauso dei connazionali a fine visione.
(depa


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