Ormai in sala Uander, avendo programmato un altro mattoncino del muro cinematografico del regista danese, i presenti sanno già cosa attendersi: io ed Elena, un po' emozionati, un po' spaventati, premiamo play e aspettiamo che il penultimo lavoro di Lars von Trier ci travolga: "Antichrist", del 2009. Altro che travolti! Al termine della pellicola, dopo "svenimenti multipli", fughe sotto-coperta (ma al cinema come diavolo faceste?) e fulminee virate di capo, i due spettatori restano come stracci sul divano, in attesa che passino quelli del lavaggio strade...
Extra: Wilder era noir
Altro Billy Wilder, il 'Rofum inizia ad avere una visione più completa di questo gigante della "nostra" amata Settima. Terzo film del regista che conosciamo soprattutto per la freschezza e l'intelligenza delle successive commedie, "La fiamma del peccato" (1944) è, invece, un noir più cupo del nero che tiene lo spettatore sulle spine dall'inizio alla fine, nonostante questa sia annunciata già nelle primissime scene...
Extra: Gelo Kaurismäki
Quando il Cinerofum punta la sua preda, non la molla più, sino a quand'essa non sia stata spolpata e disossata. E' vero, a ben vedere, sono ancora molti, infiniti, i lavori incancellabili dei vari grandi maestri del cinema che ci sono ancora nascosti; ma il Cinerofum è una bestia un po' così, strana; selvatica e istintiva. Può capitare che, mentre sta gustando un prelibato Truffaut, si faccia distrarre da un Godard che ironizza là, oltre le Alpi; mentre ancora si lecca i baffi per un Wilder d'annata, eccolo puntare già un Kaurismäki nella steppa, come al solito immobile per lo spavento..."La fiammiferaia" è un film di quest'ultimo, del 1990; sala Uander accoglie definitivamente il regista finlandese nel proprio focolare, ottenendo in cambio uno sguardo cinematografico affascinante e nuovo (almeno nel panorama contemporaneo da noi affrontato), dai connotati ben delineati.
Extra: Blues Brothers alla Kaurismäki
La settimana scorsa, in piena crisi di reclute, il Cinerofum ha aperto la Sala Uander a personaggi stravaganti, alcuni si sono seduti sul divano (Io, Brown e Ale Paroz), tanti altri sono entrati nello schermo: "Leningrad Cowboys Go America" è un road-movie al sapor di Kusturiça che fa sorridere e soffermarsi, non su un tema socio-economico ma...musicale. Dimenticavo, qualcun altro ha fatto ingresso nella nostra iniziativa: non si è seduto tra noi, né si è disposto sulla scena, bensì, a mezza distanza, si è accomodato sulla sedia del "Director" per orchestrare questa pellicola del 1989...Aki Kaurismäki è un regista finlandese, classe 1957, ormai affermato nel panorama internazionale dei registi cinematografici.
Extra: Scemo chi scimmiotta
Qualche settimana fa, solo soletto in sala Uander, mi sono tolto un sassolino che avevo da un po' nella mia scarpa cinematografica: quel "La donna scimmia" di Marco Ferreri che, alla rassegna che qualche tempo addietro lo Spazio Oberdan dedicò a Ugo Tognazzi, mi sfuggì più volte, vuoi per impegni, vuoi per pigrizia. E ho fatto bene a colmare tale lacuna: questo film del 1964 trasuda della graffiante intelligenza del regista e della disinvolta naturalezza del protagonista; a contorno, una bravissima Annie Girardot ("Rocco e i suoi fratelli", "I compagni", "Dillinger è morto"...). Fidatevi.
Extra: Hollywood e l'uomo, il successo e la disfatta
Ieri sera, in sala Uander, è tornato Billy Wilder; sì, il regista austro-ungarico (oggi si direbbe polacco), prima di Natale ci ha voluto salutare con una delle sue opere più ricordate: "Viale del tramonto", del 1950, è un Wilder meno brillante e gioioso delle opere successive che abbiamo visto sinora in sala, anzi, in questa pellicola il vostro ottimismo andrà a farsi benedire; forse il regista in quegli anni aveva ancora negli occhi la fuga da quella sua Europa in preda alla violenza, forse non si sentiva ancora così grato a quella Hollywood che lo rese immortale (scambio equo tra i due), o forse i produttori gli spiegarono solo dopo questa pellicola angosciante che far sorridere (almeno in superficie) è più redditizio. Comunque sia, Billy Wilder che dirige una Gloria "Norma" Swanson così non permette di girarsi dall'altra parte, anche se fa male allo stomaco. Pilastro di marmo durissimo della Settima.
Extra: Woody, Parigi e l'Old Fashion
Ieri sera, in quel "gran cinema" che è il Plinius, sempre pronto a raccattare "euri" qua e là, io ed Elena ci siamo precipitati a vedere l'ultima fatica di Woody. Siamo quasi alla cinquantesima bobina ma, per il regista hollywoodiano classe 1935, i metri di pellicola volano, come fossero primi appassionati esperimenti, a trasportare il pubblico in sala, con la solita acuta leggerezza, su città e riflessioni. "Midnight in Paris" è il classico lavoro di Woody Allen, diverte in maniera intelligente; in questo caso, se lo svolgimento non soddisfa al 100% è perché un film non può durare 7 ore; dopo il "The end" tocca a noi.
Extra: Il cinema si gira, tributo al muto.
Il Cinerofum riapre dopo la meritata pausa "Kampu-Thai" e si reca al cinema a vedere un film di cui sentì parlare a Cannes 2011. Michel Hazanavicius, parigino classe 67, ricordandosi del cinema che fu, si volta indietro più che i Coen, con il loro uomo smemorato, solo per citare uno dei recenti sul 'Rofum, e, oltre a rispolverare ed esaltare il bianco e nero, riesuma addirittura l'assenza di sonoro, realizzando un vero e proprio "muto": "The Artist" è un coraggioso tributo a quel cinema cui viene sempre più voglia di rivolgersi. Il risultato, per me, ottimo: i cuoricini negli occhi degli innamorati delle pellicole ante 1929, seppur non rossi per ovvi motivi, battono forte all'uscita dalla sala.
Extra: Kubrick e l'Etica.
Altro Stanley Kubrick, questa volta il suo quarto lavoro, datato 1957: "Orizzonti di gloria". Grande esercizio di sintesi del regista americano che, sfruttando il precipitare degli eventi classico delle vicende militari, ci mostra, in realtà, non solo la bassezza morale che permea gli ambienti militari ma anche il problema di fondo comune a ogni esemplare della specie umana: l'egoismo che si trascina appresso una sostanziale repressione di qualunque etica morale (per sé) e civile (verso gli altri).
Extra: Eterno Faust
Cinema Arlecchino, quello tra San Babila e il Duomo, una traversa di Corso Vittorio Emanuele; io ed Elena spavaldi entriamo e già l'entusiasmo scema di qualche grado quando scopriamo che più si prova ad andare in un cinema "per pochi", più ci si tiene alla larga dalle multisale, più il prezzo da pagare sarà alto, 8 euro, tié, basta cinema e pizza per noi coppiette degli anni 2000; cinema e di corsa a casa: benvenuti a Milano, la città dalle mille possibilità. "Eh ma lei non sa le spese", già, già; peccato che anche lei non sappia le spese, penso io...Torniamo a noi: spavaldi perché ormai pensiamo di poterci sparare un "Faust" di un regista russo, così, con nonchalance (come direbbe Richard Romeo).
Extra: Gaglianone, nemmeno col destino
Ieri ser...leggete l'inizio degli altri editor, questo è uguale. Di diverso c'è che 'sta volta il film è il secondo lungometraggio dell'anconetano (torinese d'adozione) Daniele Gaglianone: "Nemmeno il destino" è del 2004, ed è anche il secondo film dell'autore che ho visto, dopo quel "Ruggine" che mi deluse parecchio.
Extra: Hitch, altro amore folle
Ieri sera su Iris, che colgo l'occasione di ringraziare, super programmazione; la sala Uander accetta il dono e alle 21 tutti seduti (io ed Elena) a vedere un altro Hitchcock e in particolare, proprio dopo "Io ti salverò", un altro giallo psicologico: nel 1964, fase più che matura della sua produzione, Alfred Hitchcock confermò la modella acqua e sapone statunitense "Tippi" Hedren (che lo convinse con le sue scenate di panico de "Gli uccelli", dell'anno precedente) e chiamò l'agente segreto "007" affinché, con sguardo malizioso e parlata frizzantina, accudisse la prima; il risultato fu un "Marnie" tutto da seguire, cosparsa di quella stessa alta tensione che attanaglia una mente in costante fuga, un animo sempre rincorso da ricordi spaventosi.
Extra: Roma ricordata per sempre
Ieri sera in sala Uander, film d'autore per definizione, ideato, scritto (insieme a Zappoli) e diretto da Federico Fellini: "Roma" è un film del 1972, quello precedente all'uscita di "Amarcord", di cui rappresenta una sorta di prova generale, allenandosi a filmare i ricordi e i sogni del passato, questa volta prendendo in considerazione quelli legati alla capitale.
Extra: schiavismo di von Trier?
Ieri sera, io ed Elena abbiamo voluto portare avanti il discorso che Lars von Trier intraprese con "Dogville". "La grazia" si sposta a Sud-Est, scende giù dalle montagne ai campi di cotone, approdando, nel "2005" a "Manderlay", in Alabama. Dalle alte vette del primo capitolo, questa volta il regista danese scende ad altitudini più basse, ad argomentazioni (così basilari nella prima puntata) più terra-terra. Si entra più nel concreto, ci si sporca di più le mani, e la polvere, purtroppo, sporca anche la pellicola.
Extra: Addio Muro, goodbye sogno
Grande Oberdan; non sotanto perché il film è gratuito (eh ouh, c'è crisi) ma perché hai permesso a me e ad Elena di recuperare una altro tassello mancante che, almeno per il sottoscritto, ha causato parecchie scene mute di fronte a cerchie chiacchierine. Mercoledì scorso, in ritardo di 8 anni, siamo andati a vedere un film che d'ora in poi classificheremo come "bellissimo", anche a costo di stonare se, tra tanti maestri roboanti, ne citeremo il regista pronunciando umilmente: "Wolfgang Becker"; sì il nome mette paura, ma il nostro ha suscitato 3 o 4 righe su Wikipedia e collezionato lo stesso numero di pellicole. Beh, il suo "Goodbye Lenin!" è davvero un bel film.
M.A.S.H.
Appuntamento LXXXI:
Ieri sera il Cinerofum, travestito da classica sala Uander con addosso Elena, Paolino e me, ha ospitato amabilmente un regista che non può essere ignorato nell'ambito della nostra iniziativa. Robert Altman da Kansas City, classe 1925, deve essere argomentato con l'insieme delle sue opere, dissacrante e anticanonico. Scomparso cinque anni fa, ottantunenne, viene ricordato in questi giorni, al museo del cinema di Torino, da una mostra fotografica in cui spiccano le immagini di un film (il suo quinto) che rappresentò il biglietto da visita che, da lì in poi, avrebbe lasciato a tanti timorosi e scettici produttori: "M.A.S.H.", del 1970.
Ieri sera il Cinerofum, travestito da classica sala Uander con addosso Elena, Paolino e me, ha ospitato amabilmente un regista che non può essere ignorato nell'ambito della nostra iniziativa. Robert Altman da Kansas City, classe 1925, deve essere argomentato con l'insieme delle sue opere, dissacrante e anticanonico. Scomparso cinque anni fa, ottantunenne, viene ricordato in questi giorni, al museo del cinema di Torino, da una mostra fotografica in cui spiccano le immagini di un film (il suo quinto) che rappresentò il biglietto da visita che, da lì in poi, avrebbe lasciato a tanti timorosi e scettici produttori: "M.A.S.H.", del 1970.
Extra: Egoyan e il serial killer più dolce
E facciamolo 'sto monumento alla sala Uander! Sempre più pronta, sempre più preparata, più all'altezza, col suo flusso continuo di film importanti, con la sua tecnologia avanzata. Con lei siamo cresciuti anche noi, un po' più consapevoli del fascino autentico della "Settima". Altro nuovo regista introdotto nella nostra: classe 1960, nato a El Cairo ma cresciuto in Canada, origini armene...Tic-tac, tic-tac: difficile così, e anche un po' sterile, d'ora in poi lo riconosceremo per il suo stile dalla poetica asciutta: Atom Egoyan; il suo ottavo lungometraggio è "Il viaggio di Felicia". Thriller senza rosso sangue, solo verde Irlanda e bianco poesia.
Extra: Hitch e la psicoanalisi, anzi no, l'amore
Sabato di pioggia (e fango) a Genova. Nella sala Lenin di piazza Negri, Alfred Hitchcock intrattiene me ed Elena con un film che attirò la nostra attenzione per alcune suggestive sequenze intraviste al museo del Cinema di Torino. Il film è "Io ti salverò" (t.o. "Spellbound", incantato), del 1945, e l'"involucro di pseudo-psicanalisi" che circonda questa intrigante "storia di caccia all'uomo" posiziona questa pellicola tra le più originali del regista inglese maestro della suspence.
Extra: Risorse disumane dalla Terra Santa alla Romania
Venerdì scorso, solitario in quel di Milano, decido di trascorrrere quel lasso di tempo spesso non speso, in quanto sospeso (tra una porta d'ufficio e il portone di casa), in maniera più costruttiva, sceso a Porta Venezia mi dirigo verso l'Oberdan. dove è in programmazione un film del regista israeliano Eran Riklis, classe 1954: "Il responsabile delle risorse umane" è il suo nono film, datato 2010.
Extra: Uccidere senza esistere
Ieri sera, in sala...ok, lo sapete, io e...anche questo lo sapete, abbiamo visto un bel noir dei Fratelli di Minneapolis, Joel ed Ethan Coen. L'anno è il 2001 e questa loro nona opera s'intitola "L'uomo che non c'era". Se il film di Hitchcock, visto qualche giorno fa, fu un metronomo, quello di ieri sera è stato una squadra. Il bianco e nero che diventa mostra fotografica dove volti si mescolano a rette perpendicolari regala due ore d'incanto.
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