Peggio non morire

Poi la serata dedicata al genere horror è continuata con il celebre "Nosferatu - Il principe della notte", del 1979, scritto e diretto da Werner Herzog (con la collaborazione della ditta Stoker & Murnau). Elena ed io sprofondando nella pura atmosfera del terrore: lentamente discende la peste dalle cupe e aguzze vette dei Carpazi, col disperato dolore di Klaus Kinski che, incazzato bianco, non può morire...

Atmosfera, ho scritto, quindi musiche che s'addicano, che so Richard Wagner ben torvo o il gruppo krautrock (?) Popol Vuh (uh?) per un sound macabro e sanguinolento, DOCG Transilvania, mica scherzi... (ma sì, quei tedeschi dalle note eteree, come quando si naufraga su una zattera nel torbido torrente di sé). Nebbia, tanta nebbia, e se hai un topo non basta. Polvere e sporco. Passaggi in orridi opprimenti, paesaggi tra fumi malsani. Un che d'irresistibile s'impadronisce di  Bruno Ganz, il Clooney tedesco, sordo allo sgomento di Isabelle Adjani (che  ha già il conte Vlad impresso sul viso) e attratto dal suddetto e definitivo Kinski, in una delle sue tante esistenze parallele. I suoi scatti sincopati suggeriscono forza e pazzia cui è meglio non opporsi.
Autoriale sin nel midollo (estenuante sequenza delle vette), le scelte mirate del regista offrono materiale cervellotico su cui fare esercizio. Durante l'ascesa al castello degli spiriti, la musica sovrasta la natura attorno, l'acqua corrente non fa rumore, in quel momento il rombo è nel protagonista, nella sua potenzialità, nei suoi presagi, nel futuro che è già ben scritto. Nell'"Era Illuminata" il maligno è nostro vicino di casa (connazionale da generazioni), il conte Dracula è depresso, addirittura lui non ne può davvero più. Confuso e felice, anche io mi dirigo verso casa.
Ottime e affascinanti (35mm) le proiezioni organizzate dal Laboratorio Bellamy colla supervisione della Cineteca Griffith, non resta che ringraziare.
(depa)

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