Cine-Riflessioni XV:
Ciao a tutti,
mi appresto a scrivere poche righe su di un film che ne ha già generate migliaia e migliaia. E soprattutto poiché voglio rivederlo più riposato e, perché no, tra qualche anno con più cinema sulle spalle. Perché questo è un film "da pesare", da osservare. "8 e mezzo" di Federico Fellini, 1963. La storia che sta dietro il film già di per sé è da studiare. Il fatto che poi diventi anche la storia narrata nel film...beh, un applauso a chi ha portato in questa maniera il nome "Italia" in giro per le sale cinematografiche. Bianco nero da urlo (le pubblicità passate della Martini ringraziano), svolgimento che avvolge, materia per la mente, per il cuore e per l'inconscio. Qui non c'è solo il cruccio di un regista che cerca di FARE un film, ma c'è anche quello che ha dentro, ciò che prova ora, frutto di ciò che ricorda. C'è il set e c'è la propria esistenza che, volente-nolente, esonda sulla pellicola.
Rimando considerazioni più profonde alle risposte che scriverò a chi vorrà partecipare a questo blog più attivamente di quanto avvenuto sinora...o cmq all'indomani della mia futura revisione del film.
Qui mi preme solo, al fine di creare collante tra i vari post, richiamare l'attenzione (appunto...) alla "Puttana santa" fassbinderiana: il collegamento tra le due pellicole è evidente. Il regista tedesco vide sicuramente il film. E disse la sua, raccontando la propria esperienza. Perché questi due film (e, immagino, anche altri...) sono intimamente il racconto che ciascun regista espone di sé.
Ma perchè uno è universalmente un capolavoro sommo e l'altro è lavoretto di nicchia!?!?
Condotti!! Indotti!! Pecore!!
Vabbè dai, scusate. Guardatel...i.
(Depa)

1 commento:

  1. Uno due tre quattro cinque sei sette otto e mezzo. Sorprende nel suo interminabile crescendo, suscitando emozioni e sentimenti nello spettatore.
    Conferma di questo è l'editoriale del nostro Direttore che si distingue sugli altri.
    Ad maiora

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