Chi ti crede?

La sala Valéry è ufficialmente finita...nel tunnel...anzi, nel tubo. Molti film a disposizione, immediata connessione tra dispositivi (per chi ne ha): non resta che scegliere. Lunedì scorso, per far fronte al "tradimento" dei ragazzi dell'"Altrove" (venerdì?!), Elena ed io siamo ricorsi ad un nostro toccasana: Sir. Alfred Hitchcock. Pellicola del periodo inglese (1938), "Il club dei 39" (anche come "I 39 scalini") mostra un regista spigliato col mezzo cinematografico ed ormai padrone del ritmo, qui alle prese con una spy (and love) story che intrattiene con fughe rocambolesche e audaci allusioni.

Noi non ci chiederemo come abbia fatto la dolce agente segreto a farsi pugnalare alla schiena, mentre dormiva nella stanza accanto...Non ci lamenteremo della facilità con cui il ladro scappa ripetutamente alle guardie (mezza cinematografia poggia su questo tòpos)...Ce ne staremo buoni buoni, chi sul divano, chi sul tappeto, ad osservare le astute dinamo piazzate qui e là dal mastro orrorifi-CIAO! Trucchi più o meno sottili che vanno, comunque, sempre ad appiattirsi sulla corsa rapida ed avvincente del racconto.
Più che la veridicità di un fatto, al regista londinese interessa maneggiare la percezione dello spettatore. Sotto alle sue scelte, la provocazione lanciata al pubblico: "Inverosimile? Già, e quindi?". Non a caso la "sua" suspense non gioca sul mistero che avvolge il pubblico, bensì sulla sola ignoranza dei protagonisti sullo schermo. Quando quello accenna una protesta, questi vengono zittiti (magari con un dettaglio sulle loro calzature: alt, la rincorsa è finita), come in un gioco ad incastri sfuggente e malandrino.
Invero i personaggi ritagliati senza troppa cura ed un salto a dir poco disorientante (mi riferisco, ovviamente, alla "rinascita" del nostro nell'ufficio dello "sceriffo") possono frustrare. Ma basta qualche fugace inquadratura per intuire che non fu l'attenzione a mancare all'autore, bensì l'intento; la sua lucida sensibilità esplode, ad esempio, nella grinta minacciosa dello zotico scozzese che s'avvicina alla moglie... 
Non rimarrà tra i più celebri di "Hitch", la perfezione verrà raggiunta con ogni successivo lavoro; ma è interessante per veder crescere i temi scalpitanti, su tutti l'ironia, dell'allora trentaseienne regista.
(depa)

1 commento:

  1. Ah ma allora non sono impazzito! Bene... Anch'io ho notato quelle "stranezze" nello svolgersi della trama. Meno male che c'e' Depa a spiegarmele :). Comunque sempre affascinante per le accattivanti inquadrature di alcuni dettagli (le mani dei due ammanettati, per sempio) che trasmettono alcune emozioni dei personaggi altrimenti impercettibili e un finale degno del maestro che fa tornare i conti. Comunque, giovane o vecchio, Hitch e' sempre Hitch.

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