"Male Malic, Male!"

Giovedì scorso, i ragazzi dell'"Altrove" di piazzetta Cambiaso si sono prodigati in una delle loro sorprendenti proiezioni: "Papà...è in viaggio d'affari", del 1985, è il secondo lungometraggio diretto da Emir Kusturica e scritto dal poeta sceneggiatore Abdulah Sidran, entrambi bosniaci, che si aggiudicò la "Palma d'Oro", grazie ad un racconto denso di affetto e rimpianto per le esistenze di quei luogo e tempo, giammai prive di sorrisi e gioie, ma altresì cosparse di assurdi lacci (e cappi) ideologici.

Sarajevo, anni '950. Nell'aria, i fraseggi tra un certo Hočevar e Bobek (Edvard il primo, attaccante in gol nell'amichevole 5-1 alla Danimarca del 1950, 1926-1998; Stjepan il secondo, storico capocannoniere 1923-2010; coppia d'attacco possente del Partizan di Belgrado). Ma anche altre robotiche roboanti parole ripetenti i monologhi dell'idea. Idea stantia, ammuffita e inacidita, nulla del fresco latticino che svezzò imberbi lattanti di trent'anni. I popoli si districano come possono e non possono sul pantano delle assurdità d'autorità, rimangono le tette e i sorrisi, le corse e i baci.
Ciò che colpisce della pellicola è l'andamento dolceamaro costante, la nota malinconica mantenuta, il tono ironico e profondo dall'inizio alla fine. Catapultati dall'idiozia a Lepenica (vicino a Kragujevac, nell'attuale Serbia centrale), resistono gl individui alle intemperie delle Nazioni. Più un potere è fragile più saranno rigidi (ed assurdi) controllo e repressione. E' attraverso gli occhi di bambini meravigliosi (tra i migliori visti al cinema) che, in questa poetica pellicola, verrà sondata la follia di tale dittatura. Amareggiato e scanzonato come solo (chissà!) nella Penisola Balcanica.
Mani in avanti, sguardo sognante, nonostante tutto si vola.
(depa)

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