Show di vita

La seconda delle due forse più celebri pellicole dirette dall'australiano Peter Weir, e viste in sala Valéry in quest'avvio di 2017, è stata "Truman Show". Diretta nel 1998 e basata sulla geniale sceneggiatura del neozelandese Andrew Niccol, a sua volta ispirata ai romanzi classici della fantascienza e, anche per questo motivo, volta ai gradi quesiti sociali ed etici, fu un attacco allo stra potere consumistico dei mass-media, assestato da e al centro: tutti gli appassionati dei demenziali di Jim Carrey e del Grande Fratello dovettero ipotizzare un fallimento esistenziale. Niente paura, era tutta una farsa. Va tutto bene.

Il racconto comincia e ci conduce al giorno 10000 e, a differenza di quanto ricordassi, proprio nel momento in cui le certezze di Truman cominciano a vacillare. In parte col botto del faro precipitato dal cielo fasullo, ma seguiranno sospetti e sguardi perplessi. Non sarà un'esplorazione nella "quotidianità" (virgolette d'obbligo) del dolce protagonista. Ma la sua crescente disillusione, quindi reazione. Permettendo ad ogni modo di buttarsi in riflessioni che possono lusingare il "TV addicted" (cioè tutti), o sconvolgere il socialmente critico (ergo nessuno). Da qui, contrariamente a ciò che dicono i "ribaltatori" (...), ha origine il successo di pubblico.
Povero Truman da sempre traumatizzato da una morte fasulla, orfano per lo show, ritroverà un  padre tra virgolette a vagare per il set della sua vita. Poi c'era stata quella storia là, con quella che han fatto fuori (dalla trasmissione televisiva). Weir orchestra tutto come il più scafato producer. Chopin e Mozart al momento giusto. I momenti azzeccati, il dito puntato nella direzione giusta (tutto sta nel seguirla con l'occhio, senza distrarsi col televoto). Pensieri molteplici sulla gabbia mediatica in cuoi siamo caduti. "Se è per questo è anche nato in diretta" dice Christof, offrendo un altro interessante spunto: chi risarcirà tutti noi, per aver condotto la vita di altri? I grandi della terra (altre piccole virgole nell'era del grande fake), stanno già investendo in nuove campagne pubblicitarie, grazie!
Tutto sommato finale senza colate, anche perché gli autori, saggiamente, non glie ne concedono il tempo; ottimo così.
Tutto è tra virgolette; siamo tra virgolette.
(depa)

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