Affetti in affitto

Ieri è stata una domenica intensa, seppur senza campionato (...), conclusasi degnamente coi ragazzi di Pellicceria Occupata e impreziosita dalla presenza di Zippino. "We still hate You Thatcher" è la nuova rassegna autogestita che, dopo il "Riff" di Loach, ha proposto il crescendo asfittico e nevrotico che l'inglese Mike Leigh realizzò nel 1988: "Belle speranze" è un ottimo film, abilmente danzante sulla sottile linea tra realtà e grottesco, separazione destinata a sparire nella folle avvilente gold rush cui siamo tutti iscritti.

Cinema inglese che resiste, dove la Thatcher è un cactus rompicoglioni, un borghese parla certamente con erre moscia e cadenza effeminata, mentre chi vorrebbe diventarlo è destinato a perdere sonno e sanità mentale. In un ambiente ex-working class, nei pressi di un King's Cross ormai speculante, la m.d.p. non perde di vista i volti delle vittime del mercato libero. Tra le rughe dei personaggi c'è già il segno della loro disfatta. Sconfitta senza sconti. Leigh non perdona e ciò che rappresenta è il sommo teatro degli orrori. Là dov'è il soldo, troverai finzione ed apparenza. Ed eccole, allora, le megalopoli dell'ipocrisia. Parchi giochi per detentori di carta di credito, ma con ingresso riservato alle meschine e citrulle vittime scarificali. Stupide due volte, non sarebbero obbligate a partecipare, ma proprio non se la sentono di perdere il giro di giostra cui tutti, attorno a loro, partecipano.
Tinte fosche, maglione di lana grezza e maglietta lisa, disordine in casa e tante nuvole, a riscoprire una Londra ai tempi un po' dimenticata, tra chi non molla e chi è già a mollo. E, soprattutto, la musica costantemente a supporto del senso di angoscia e frustrazione urbano. La componente sonora tra gli elementi più apprezzabili, fondamentale per cogliere il piano inclinato (verso il basso? infine verso l'alto?) su cui poggiano i personaggi. Gli affetti umani, quando autentici, come unico salvagente per i naufraghi del XX° secolo. Difatti si ride; impossibile trattenersi di fronte alle comiche borghesi sempre in onda in ogni strada; ma è il riso amaro di chi aveva pensato a tutt'altro, assolato, avvenire.
Il ruolo dell'ingenuo campagnolo, infine, è chiaro: lui sarebbe buffo e imbranato? E che dire allora dei londinesi? Loro sarebbero pronti?". Invero no. Ben difficile trovare, ancor più nelle metropoli, persone in grado di non. D'altronde, conta più sapere cos'è un taxista, o cosa voglia dire invecchiare ed essere solidali, o cosa sia il rispetto? (nel dubbio io andrei a fare shopping da Harroz)
Anche Zippino, a fine visione, riconosce i meriti di questa pellicola leggera ma consapevole. grazie alla Pellicceria! A dumenega.
(depa)

Nessun commento:

Posta un commento