La laurea è importante

Effetto cinema. Uno degli. Va' così, a volte vedi un film e nella tua testa c'è un percorso personalissimo, forse sbagliato. Anzi, spesso. Giovedì scorso ho trascinato Elena e Barabba all'"Ariston" per l'ultimo film del romeno Cristian Mungiu, "Un padre, una figlia" (t.o. in inglese "Graduation", molto più adatto) e due mie ipotetiche intuizioni mi hanno, da una parte, "rovinato la sorpresa" e, dall'altra, regalato insperati momenti d'ilarità...

Pellicola girata con elegante durezza (fratelli belgi bene in testa) che, nell'intreccio, cerca una suspense che a tratti mi ha fatto fantasticare un "Hitch" verista, in altri un Allen d'umore serio e cupo. Oltre a puntare il dito, direi troppo didascalicamente, contro la logica delle raccomandazioni/corruzioni, imperante mica solo a Cluj e dintorni, il regista romeno parla delle incomunicabilità familiari, col più banale dei tradimenti paterni.
Sceneggiatura rischiosa. Se strambi correttamente hai rovinato il giocattolo, se viri in direzione sbagliata, il garbuglio può anche appassionare; ma descrittiva e facile agli stereotipi, quest'ultima pellicola di Mungiu regala momenti prevedibili e dialoghi lisi dall'uso ("E tutto il tempo assieme?" dice all'amante, "Quale tempo? Quello che hai passato con tua moglie e tua figlia?!": pesante).
No, perché, ragazzi, se la trama non è quella che ho ipotizzato (sta benedetta violenza c'è stata o no? Lei e il fidanzato non hanno architettato tutto?), questa pellicola diventa un horror. Se la denuncia della ragazza presso il comando di polizia è sincera, significa sia che la bruttina protagonista si divide coi doppiatori la responsabilità di un lavoro fatto male, sia che questo racconto è di un'artificiosità che non può non dar fastidio. E perché la sceneggiatura non accenna al certo imbarazzo del padre di fronte alle prevedibili indagini e al conseguente smascheramento del suo flirt? Bah, tutt'altre idee in testa al regista. Allora preferisco scherzare con Birrazza seduto al mio fianco, svolazzando tra sketch di fantasia più appassionanti di quelli sullo schermo. Dopotutto, il secondo titolo potrebbe davvero essere "Tutto per il college".
"Ad ogni modo", come diceva il buon prof. di francese Delfino asciugandosi la fronte...il finale rimane più che discutibile, banale e retorico. Film già dimenticato dopo pochi giorni.
(depa)

Nessun commento:

Posta un commento