No Fly World

Il secondo appuntamento di "Apocalypse '50s" di ieri sera è stato con "L'esperimento del dottor K." (t.o. "The fly"). Pellicola diretta nel 1958 da Kurt Neumann, tedesco naturalizzato in U.S.A che non fece in tempo per assaporarne il successo, colpisce per il carattere deciso: dalla struttura complessa, non banale, alla disinvoltura con cui si mostra, azzarda e ci ironizza un po' su.

Cinemascope della 20th Century Fox. La carne di mosca al fuoco è tanta, ma a sorpresa questo film non punterà solo sull'effetto orripilante, sul lato horror, tanto per capirci. A volte pare "giocare sporco", come quando insiste sugli effetti devastanti della pressa sul corpo della vittima (il momento della liberazione del corpo subisce un'ellissi che nulla toglie alla forza ripugnante della scena), ma è un gioco che alla lunga dà i suoi risultati. Nel frattempo l'intreccio semina piccoli appigli per l'appeal di questa storia. Ricorrendo ad una narrazione che parte da medias res micidiali e apparentemente inspiegabili, per poi ricorrere al classico flashback esplicativo. Sul finire, i due racconti si riuniscono per il colpo di scena finale.
Come scritto, il tutto viene condito da alcune sequenze che, volenti o nolenti gli autori, conservano una certa dose di comicità: come quando la governante mette in pratica le indicazioni della padrona, "catturare le mosche", avventandosi su di esse con il classico schiacciamosche e provocando il panico della signora; o la celebre vocina implorante della mosca-uomo, nella scena finale. Ma non pensiamo al patetico scivolone di chi non padroneggia il mezzo. L'effetto è quello di un tratto diverso, in cui l'ironia rende ancora più sbilenche ed affascinanti la situazioni narrate.
Vincent Price con la sua cupa aura sempre appresso, conte Vlad gentile, ma anche sfinge, mummia, Frankenstein (come dice Faust'O, "il trucco non c'è, puoi farti paura da te!"); ci mette la stazza e l'esperienza, assumendo il ruolo di direttore d'orchestra degli altri partecipanti, tra cui il grande Herbert Marshall, allora sessantottenne. Davvero un duetto divertente.
Povero uomo-mosca, andato via così, con una sequenza letale e devastante, con la moglie innamorata, chissà poi quanto, pronta ad accanirsi su quell'arto così diverso ("ma sono contenta che la cosa sia morta!", per il bene dell'umanità, ovviamente). Ecco la nostra vera natura.
(depa)

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